Se n’è andato stamattina con le sue scarpe nere, comuni. Scarpe basse, da passeggio lento, da marciapiede, da gente che cammina senza far rumore. Non le scarpe rosse della tradizione, lucide e solenni, ma scarpe da uomo che ha conosciuto la polvere, l’asfalto, le corsie degli ospedali, le periferie del mondo.

Sorella povertà

Scarpe da poveri, direbbe qualcuno. Perché chi è povero non può permettersi scarpe preziose. E lui, Francesco, le aveva scelte così. Senza oro, senza fronzoli, senza bisogno di dimostrare niente. Come a dire: “cammino come voi, accanto a voi, dentro la vostra stanchezza”.

Le scarpe di Papa Francesco

Fratelli tutti

È difficile raccontare l’addio a un uomo così Perché non ci lascia una figura distante, ma una voce vicina, familiare. Una voce che ci ha chiamati “fratelli tutti” anche quando il mondo si faceva nemico, anche quando la politica urlava, anche quando la fede sembrava un vestito troppo stretto per le contraddizioni del nostro tempo. Con lui se ne va qualcosa di tenero e forte insieme.

Il post di Emanuela Sorrentino

“05/02/2020 Doveva essere solo un passaggio accanto a noi, forse un breve saluto. Ma per me non fu così. Ti sussurrai della visita medica all’Oncologia del Regina Elena e tornasti indietro per una lunga benedizione. Mi hai guardato negli occhi. Attimi indimenticabili, sguardi di forza e coraggio. E parole, solo per me, solo mie”

Tenerezza e coraggio

Una tenerezza che sapeva diventare coraggio. Una forza che nasceva dall’umiltà. Ha voluto vivere l’ultima Pasqua, ancora una volta. Sedersi ai piedi della croce e restare lì. Assistere in silenzio all’ultimo rito di morte e resurrezione di Gesù. Come a dire: “Lo vedo ancora. Ci credo ancora. Anche adesso”.

La luce non si spegne

E con quel gesto ha firmato la sua fede. Ha detto: la luce non si spegne, neanche nel buio più profondo. Eppure con lui se ne parte la primavera. Non quella delle stagioni, ma quella del cuore. La primavera della misericordia, del perdono, del pane spezzato e condiviso. E noi restiamo qui, fermi per un momento. A guardare quel paio di scarpe vuote, ma ancora calde.

Il cammino indicato senza clamore

A custodire il cammino che lui ci ha indicato, senza clamore. Con la certezza che il suo passo – discreto, fedele, umano – continuerà a camminare con noi. Perché certe primavere non se ne vanno. Si piantano dentro. E tornano, sempre.

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di Ornella Trotta

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