Primo Maggio: il lavoro che espone. La storia di Ciro Pellegrino e il dovere di difendere chi racconta la verità. Il primo maggio è la festa di chi lavora. Ma per molti, è anche un giorno in cui il lavoro diventa silenzio, esposizione, rischio. Soprattutto per chi fa informazione vera, sul campo, ogni giorno. È il caso di Ciro Pellegrino, giornalista professionista di Fanpage.it, che nei giorni scorsi ha scoperto di essere stato spiato con un sofisticato spyware di livello militare.

iPhone volato

Non è un film. È accaduto davvero. Il suo iPhone è stato violato. Ogni messaggio, chiamata, email, documento di lavoro, contatto sensibile – tutto potenzialmente letto, ascoltato, osservato in tempo reale. Un’invasione gravissima della sua vita privata e professionale.

Mi spiano e non so perché

Ciro Pellegrino ha dichiarato:”Sono il secondo giornalista di Fanpage spiato e ancora non so da chi e perché”. A raccontare con lucidità e dolore ciò che è accaduto è stata anche Raffaella Ferré, giornalista e moglie di Ciro. La sua testimonianza, è un atto di amore ma anche di denuncia:

“È come se qualcuno fosse entrato in casa nostra più e più volte. Solo che la casa era il suo telefono. Lì dentro c’è tutto. E ora, tutto è perduto”.

Attacco alla libertà di stampa

La violazione, oltre ad avere un impatto umano devastante, è un attacco diretto alla libertà di stampa. Non è la prima volta: mesi fa era toccato al direttore di Fanpage, Francesco Cancellato. Ora, a Ciro. Due episodi inquietanti e ravvicinati, su cui le istituzioni non hanno ancora dato risposte chiare.

La netta posizione dell’Ordine dei Giornalisti della Campania

A farsi sentire con forza è stato Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, che ha parlato apertamente di un fatto gravissimo, inaccettabile, e ha chiesto chiarezza immediata. Perché spiare un giornalista non è una questione tecnica: è un reato, ed è una minaccia a ogni cittadino che ha il diritto di essere informato.

L’impegno civile di Ciro Pellegrino

Ciro Pellegrino non è un nome qualunque. È un cronista che ha scelto di fare questo mestiere con coerenza e passione, rinunciando a scorciatoie, seguendo le notizie, anche nei giorni di festa, anche quando farlo è scomodo. Non è una posa romantica: è un impegno civile quotidiano, spesso invisibile, spesso solitario, ma fondamentale per la democrazia.

La storia di Ciro ci riguarda tutti

Difendere oggi i giornalisti che stanno in prima linea, che investigano, denunciano, raccontano ciò che altri vorrebbero nascondere, non è una gentilezza né una forma di solidarietà: è una necessità per ogni democrazia che voglia restare tale. Ciro Pellegrino non è solo. La sua storia ci riguarda tutti.Perché se oggi possono spiare chi racconta, domani potranno zittire chi ascolta.

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di Ornella Trotta

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