“ Può un padre violento essere genitore? Secondo me no”. E ancora: “Con le persone non si può sbagliare. Con il materiale umano dobbiamo essere molto professionali”.Così nello spazio vivo e partecipato dell’Arena Cult di Eboli, Raffaele Focaroli, che ha presentato il suo ultimo libro, “Violenza domestica. Il furto del figlio e il dolore delle madri” (Aracne, 2025), scritto insieme a Paola Binetti e Marina Marconato.
Un testo coraggioso
Un testo prezioso, coraggioso, che affronta con lucidità e profondità la violenza maschile contro le donne, ponendo al centro le storie strazianti, ma anche resistenti di madri a cui viene strappato un figlio. Donne che combattono, spesso in solitudine, una doppia battaglia: contro la violenza e contro un sistema che non le tutela abbastanza.
Ad accompagnare e arricchire l’incontro è stata l’intervista di Gerardo Sorgente , psicologi che con grande sensibilità ha guidato il dialogo, offrendo spunti, domande e collegamenti con la realtà istituzionale e culturale del nostro tempo.
L’emozione del pubblico
Le parole di Focaroli hanno toccato corde profonde, restituendo dignità a un dolore collettivo spesso taciuto. Il pubblico ha risposto con silenzio attento, emozione visibile e partecipazione sentita.
Determinante per la realizzazione della serata è stato il lavoro appassionato dell’assessore alla cultura Lucilla Polito, che ha saputo fare della rassegna estiva uno spazio di riflessione civile, dimostrando che la cultura può – e deve – diventare strumento di trasformazione sociale.
Importante anche il ruolo svolto dal consigliere comunale Pasquale Ruocco, impegnato da anni in progetti d’inclusione, pari opportunità e partecipazione giovanile all’interno del tessuto ebolitano.
Stasera Eboli ha dimostrato di esserci. Di voler ascoltare. Di voler cambiare.