“Il carcere non può essere una condanna alla morte interiore”
Grande partecipazione all’incontro organizzato da Salernitani DOC: psichiatri ed esperti a confronto sul dramma silenzioso delle carceri italiane
Salerno, 14 giugno 2025 – “Essere detenuti non è una condanna a morte. Bisogna tornare riabilitati, non più abili a delinquere.” È con parole lucide, toccanti e durissime che il professor Gaetano Galderisi, psichiatra di rilievo nazionale, ha lanciato ieri mattina un vero e proprio grido d’allarme durante l’incontro promosso dall’associazione Salernitani DOC APS in via Bottiglieri.
L’appello di Rita Romano
Fortissimo l’appello di Rita Romano direttrice della casa circondariale di Avellino .
Il convegno, dal titolo “Le problematiche psicologiche e psichiatriche nel sistema penitenziario attuale”, ha visto alternarsi voci di grande spessore, unite da una preoccupazione comune: la condizione mentale dei detenuti nelle carceri italiane, spesso ignorata o sottovalutata, oggi al collasso.
“Il 40% della popolazione carceraria assume psicofarmaci – ha affermato Galderisi – e spesso non sappiamo nemmeno cosa stanno prendendo, né lo sanno loro stessi. La situazione è drammatica. La temperatura mentale, oltre che climatica, è fuori controllo”.
Massimo Staglioli
Ai saluti di Massimo Staglioli, presidente di Salernitani DOC e vicepresidente provinciale del MCL, sono seguite le riflessioni del prof. Guido Milanese, anch’egli psichiatra, che ha ribadito l’urgenza di rimettere al centro della questione penitenziaria la cura dell’essere umano, e non solo la sua custodia.
Guido Milanese
A moderare il confronto, il giornalista Nicola Castorino, che ha saputo portare all’attenzione anche il recente pronunciamento della Corte Costituzionale sull’“affettività in carcere”, una sentenza destinata a cambiare il paradigma culturale del trattamento detentivo.
La denuncia
Un evento che ha colpito per rigore, passione e senso di responsabilità. Non una sterile denuncia, ma un appello alla politica, alla società civile, alle istituzioni. “Non siamo più in grado di garantire sicurezza sociale né cura – ha concluso Galderisi – e ora ci aspettiamo 40 gradi nelle celle. Vedremo cosa accadrà…”
Con iniziative come questa, l’associazione Salernitani DOC si conferma presidio attivo di umanità e consapevolezza. E oggi, più che mai, è necessario ascoltare le voci che parlano per chi, dietro le sbarre, spesso non ha voce.


Presente all’evento, anche il presidente dell’ANPS sezione di Salerno Gianpiero Morrone