Una lezione civile e culturale sotto le stelle di Arena Cult
Eboli, 18 giugno 2025 – Una serata densa di parole e significati ha animato ieri Piazza della Repubblica a Eboli, trasformata in agorà letteraria per la presentazione del libro “Il Brigante e il Maestro” di Carmelo Conte, pubblicato da Europa Edizioni. L’evento, inserito nel cartellone di Arena Cult, è stato un nuovo, riuscito appuntamento all’interno del programma nazionale “Il Maggio dei Libri”, patrocinato dal Ministero della Cultura e dal Centro per il Libro e la Lettura.

A introdurre l’incontro la direttrice de Il bello Ornella Trotta, che ha subito posto l’accento sulla forza riflessiva del testo: “Intensa è la riflessione sulla scuola di oggi, ha affermato. Carmelo Conte, infatti, compie un affondo lucido e appassionato sulle trasformazioni del sistema scolastico italiano, tracciando un parallelo tra la scuola del dopoguerra- povera ma autorevole, formativa, generatrice di coscienza – e quella attuale, affaticata, burocratizzata, sempre più privata di risorse e di senso.
Ornella Trotta ha richiamato con efficacia il riferimento esplicito a Don Milani e alla sua “Lettera a una professoressa”, ricordando come anche Conte rivendichi una scuola inclusiva, non giudicante, capace di “dare la parola ai poveri”. Una scuola che – per Costituzione – è e deve restare un diritto universale. La denuncia dell’autonomia differenziata è esplicita nel volume: si tratta, per l’autore, di una frattura politica che rischia di tradursi in una secessione culturale silenziosa, ma pericolosamente efficace.
A moderare l’incontro è stato Antonio Manzo, giornalista e uomo di cultura, che ha accompagnato l’autore lungo il filo della memoria e della critica sociale con tono partecipe e garbato. L’atmosfera, pur intellettuale, è rimasta per tutto l’incontro aperta, dialogica, capace di coinvolgere un pubblico numeroso e attento.

Il testo di Conte si distingue per l’accuratezza bibliografica e il respiro storico: tra le sue pagine si incontrano Giacomo Matteotti, la Carta della Scuola fascista del 1939, Benedetto Croce e Giovanni Gentile, ma anche i testi pedagogici di Angelo Patri. Le citazioni non sono mai ornamentali: sono strumenti per costruire un pensiero critico, un ponte tra passato e presente. L’autore attinge anche alla letteratura della diaspora meridionale, evocando la malinconia civile di Raffaele La Capria e la voce contadina e poetica di Rocco Scotellaro.

Il Brigante e il Maestro non è solo un titolo evocativo, ma un manifesto narrativo e politico. Il brigante è colui che resiste, il maestro è colui che forma. Insieme, incarnano due anime necessarie del Mezzogiorno: quella della ribellione e quella della cultura.