Ricordo una polemica tra due ex parlamentari, dove uno dei due disse all’altro : “se la politica fosse aritmetica la farebbero i ragionieri e se fosse geometria la farebbero i geometri”, proprio per sottolineare la penuria di leader dotati di una preparazione completa a 360 gradi.
Purtroppo in questi anni terribili, ci tocca rimpiangere anche i tecnici.
Da tempo, infatti, sembra che a parlare siano le bombe ed i missili e che quindi la politica estera abbia ceduto il passo alle forze armate, abdicando al proprio primato nella guida del mondo.

Che esistano dei regimi totalitari e guerrafondai, storicamente è sempre accaduto.
Ma che le moderne ed evolute democrazie pensino di risolvere questioni complesse con l’uso delle armi, oltre ad essere oggettivamente sbagliato, rischia di accrescere esponenzialmente i conflitti, presenti e futuri. Un tributo così alto di vite innocenti, sacrificate in nome di una sicurezza interna ed internazionale ha comportato la rottura di oltre mezzo secolo di relazioni diplomatiche, calpestando i diritti umani, ignorando i trattati ed il diritto internazionale.
Un errore tragico, che non tiene conto degli innumerevoli precedenti sbagliati, allorché alcune cancellerie occidentali si spinsero a teorizzare l’esportazione della democrazia per via bellica, raggiungendo il risultato opposto, creando addirittura nuove dittature, alimentando conflitti permanenti, desideri di rivincita, rinfocolando vecchie e nuove inimicizie.

Come definire la guerra all’Iraq, la promozione delle primavere arabe e tutte le guerre preventive, che hanno poi scatenato ulteriori conflitti?

La fine della Guerra Fredda ed il disgelo tra i due blocchi creati intorno alla Nato ed al Patto di Varsavia, ci illuse circa la possibilità di raggiungere un nuovo equilibrio in nome del libero mercato, quale lubrificante dei meccanismi di regolazione dei rapporti di forza tra le potenze.
Fu proprio questo l’inizio della deriva, la fine del pensiero politico, ridotto a mero esecutore di volontà egemoniche mercantilistiche e finanziarie.

Non ha aiutato avere tanti, troppi leader rozzi e prepotenti, dominati da un istinto primordiale che li spinge a muoversi come dei bulli da bettola.

Una congiuntura negativa e pericolosa, avallata da scelte scellerate del corpo elettorale, dai partiti e dai mezzi di informazione.
Una classe dirigente così inadeguata non è nata a caso, ma è stata concepita ed allevata nel brodo acido della demagogia, del populismo e di spinte centrifughe che hanno reso la nostra società una poltiglia, dove i corpi intermedi latitano dalle proprie responsabilità, salvo poi piangere e gridare allo scandalo per gli attacchi alla democrazia.

Non se ne esce senza un ritorno, ciascuno alla propria vocazione.
I diplomatici a praticare la politica estera, gli imprenditori a gestire le aziende, i ragionieri a far quadrare i bilanci, i magistrati a lavorare per la giustizia, i generali ad insegnare nelle caserme ed i malati di mente a farsi curare dagli specialisti.

Sfortunatamente oggi sono in troppi coloro che occupano abusivamente gli spazi degli altri. Già ripristinare questo semplice criterio nelle istituzioni, sarebbe il principio di un nuovo ordine democratico.

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di Egidio Marchetti

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