In un’Italia che arranca, dove l’astensionismo dilaga e la fiducia nelle istituzioni crolla, la cultura diventa presidio di resistenza civile. È in questo spirito che si è svolto l’incontro con Sergio Rizzo, giornalista e scrittore, ospite della serata del 4 luglio 2025 nella suggestiva cornice della Tenuta dei Normanni a Salerno.
Il voto di scambio
La riflessione di Michele Albanese
Michele Albanese, presidente del CdA Banca Monte Pruno e presidente della Fondazione Banca Monte Pruno si è soffermato sul valore del territorio e sulla necessità della Banca di investire in cultura per migliorare i territori toccando temi sensibili come la fuga dei cervelli, la fragilità della politica locale e nazionale.
Durante il dibattito, Rizzo ha affrontato i temi chiave dell’emergenza italiana:
“Se non si affrontano seriamente l’evasione fiscale, la questione migratoria, la fuga dei cervelli e il nodo irrisolto dell’integrazione europea, continueremo a rincorrere le crisi invece di prevenirle”.
Non sono mancate critiche alla politica e, in particolare, al campo progressista:
“Il Partito Democratico non ha un’opinione chiara sul salario minimo, sull’occupazione giovanile, su scuola e sanità. L’ho detto anche a Zingaretti: non si può pensare di contrastare la deriva populista senza un’identità netta”, ha dichiarato, sollevando un acceso dibattito tra il pubblico.

L’evento, inserito nel cartellone del Festival delle Colline Salernitane – fortemente voluto e diretto dal giornalista Edoardo Scotti, ha rappresentato uno dei momenti più intensi della rassegna culturale. Una manifestazione che, grazie a un programma ricco e di qualità, si conferma ogni anno come spazio vivo di riflessione e confronto.

L’ impegno della Banca Monte Pruno
Un incontro reso possibile anche grazie all’impegno concreto della Banca Monte Pruno, rappresentata dal presidente Michele Albanese, che da anni investe nella cultura come strumento di crescita e coesione per i territori. La sua presenza e il suo intervento hanno sottolineato la volontà di creare spazi di pensiero critico, in un contesto troppo spesso impoverito dal vuoto politico e dall’inerzia.

Rizzo, con il suo ultimo saggio “2027. Fuga dalla democrazia”, ha lanciato un grido lucido e documentato contro la fragilità del sistema democratico italiano, mettendo a fuoco le crepe profonde che attraversano il nostro Paese: la crisi della rappresentanza, il populismo dilagante, lo scollamento tra cittadini e istituzioni. Ma non si è fermato lì.
I temi caldi
Nel suo intervento, ha toccato nervi scoperti che la politica o meglio, la cattiva politica continua a ignorare o a trattare con sufficienza: evasione fiscale non combattuta seriamente, gestione confusa dell’immigrazione, fuga dei cervelli, tagli a scuola e sanità, disoccupazione giovanile. Temi urgenti, reali, concreti. Temi che non trovano risposte nei programmi, ma solo nei proclami.

Voti di scambio
Rizzo ha denunciato la trasformazione del voto in merce di scambio, la fine delle ideologie come motore del consenso, e ha riservato parole dure al campo progressista. “Il Partito Democratico – ha detto – non ha un’opinione chiara sul salario minimo, sull’occupazione giovanile, su scuola e sanità. L’ho detto anche a Zingaretti: non si può pensare di contrastare la deriva populista senza un’identità netta”.

Pubblico partecipe
Parole che non lasciano spazio all’ambiguità, e che hanno suscitato un acceso dibattito tra il pubblico presente. Un pubblico partecipe, attento, affamato di senso, in un tempo in cui la democrazia non è più un dato acquisito, ma un esercizio quotidiano da difendere, come ha ricordato Rizzo stesso.
I relatori
A moderare l’incontro, Edoardo Scotti, affiancato sul palco da Monica Trotta, Mariano Ragusa, Luca Cifarelli e Tommaso D’Angelo. Una serata intensa, viva, che ha confermato quanto sia necessario creare momenti di riflessione pubblica per affrontare, insieme, il disorientamento del presente.
I giovani
Sergio Rizzo, pur impietoso nell’analisi, non ha tolto speranza agli italiani. Di fronte alla crisi, ha indicato una via: guardare alle generazioni. Quelle del dopoguerra, ha detto, non sono riuscite a produrre il cambiamento necessario. Ma nei giovani, nei ventenni e nei trentenni di oggi, Rizzo crede moltissimo. È lì che può accendersi una scintilla nuova. E noi adulti – ha ricordato – abbiamo il dovere di ascoltarli, perché potrebbero essere loro, con idee fresche e visioni libere da condizionamenti, la svolta che questo Paese attende.