Il coraggio e la visione della Banca Monte Pruno
Chiara, parliamo di te come attrice, ma anche come donna. Hai detto che il termine femminista va risemantizzato. Se potessi definirlo, che parole useresti?
“Per me il femminismo è avere piena consapevolezza di quello che si è, soprattutto della diversità tra maschio e femmina. La consapevolezza di sapere che cosa significa nascere donna, che, ovviamente, significa quasi sempre dover fare molto di più per ottenere molto meno e quindi lavorare su questa diversità. Ma é evidente che le donne sono cambiate nel tempo. Oggi ci deve essere maggiore consapevolezza e minore acredine”.
Da attrice di successo hai interpretato tante donne diverse, ce n’è una che ti ha fatto fare pace con una parte di te che prima ignoravi?
“Forse il ruolo, che tra l’altro era un ruolo di me stessa, anche se non ero io al cento per cento, del film che ho prodotto Coppia aperta, quasi spalancata, ( adesso Amazon) e viene dalla pièce teatrale di Franca Rame e Dario Fo. Coppia aperta, quasi spalancata, opera che porto in teatro. Un ruolo così vicino a me che mi ha dato modo di fare una riflessione più approfondita su me stessa”.
Nei tuoi libri, nei tuoi testi, la maternità è una presenza emotiva e culturale fortissima, è qualcosa che ti accompagna come possibilità, come ferita o come specchio?
“In realtà la maternità non riguarda soltanto me, parlo di quello che significa per me essere donna. Ovviamente la maternità è un miracolo che riguarda soltanto la donna. E’ logico che la maternità é qualcosa alla quale penso e, magari, penso in maniera diversa da come avrei pensato quando ero molto molto più giovane. Ci penso pur non avendo mai toccato la maternità”.
In un’intervista hai detto, non sono femminista, sono femmina e consapevole. Quanto è costato essere consapevole e non compiacente nella tua carriera?
“Non posso che essere così perché non ho altro modo di essere. Sì, è costato, sicuramente, però poi mi ha anche restituito tanto. Perché rimanere fedele a se stessa e cercare di agguantare quello che si ritiene essere giusto ovviamente comporta sacrificio, comporta fatica, ma è l’unica via che conosco”.
Il corpo femminile è ovunque, eppure ancora viene spiegato da altri, ti sei mai sentita raccontare da qualcuno che non eri tu?
“Sì, sì. Molto spesso. Con tutto quello che faccio, ogni lavoro, che sia teatro, che sia cinema, che sia soprattutto la scrittura sono delle modalità tramite le quali racconto la verità”.
In realtà si capisce bene che sei autentica. Nei tuoi romanzi le protagoniste non sono mai eroine impeccabili. Perché è importante raccontare l’imperfezione femminile?
“Perché bisogna raccontare la verità, quindi non è raccontare solo la donna. Pessoa diceva che il perfetto è disumano perché l’umano è imperfetto. Cerco sempre di restituire verità, perché la verità significa dignità”.
Sei attrice, intellettuale, scrittrice, giornalista? Ti senti diversa per questo?
“No. Penso che le donne siano capaci di di fare quello che desiderano, ma devono avere il coraggio di dirselo”.
Se potessi scrivere oggi un monologo per la Chiara ventenne, quale verità ti affideresti come scudo e quale come ferita da accettare?
“Le direi di descrivere quello che ha in quel momento nel cuore, perché la scrittura come la lettura, sono operazioni che afferiscono in maniera profonda al momento che si sta vivendo. Le direi, semplicemente, di essere in contatto con le sue malinconie, i suoi desideri, le sue paure”.
I tuoi progetti per il futuro?
“Vorrei continuare a fare dei film su storie che ho scritto”.
Anche sul tuo ultimo libro Le querce non fanno limoni?
“Ah beh, sì. Magari”.
Con quali attori hai lavorato meglio?
“Leonardo Pieraccioni, Nino Frassica, Laura Chiatti.
Sul set vi divertite davvero?
“Ah, sì, sì. Con la Chiatti, con Antonia Liskova, Lino Guanciale, Vanessa Incontrada, Giorgio Marchesi. Vado sempre molto d’accordo con gli attori con cui lavoro”.
Hai un messaggio speciale per i lettori de Il Bello?
“Invito le donne, ma anche gli uomini, a scrivermi dopo che avranno letto Le querce non fanno limoni. Per me è molto importante sapere quello che un libro come questo restituisce”.
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