La scomparsa di Pippo Baudo chiude un’epoca nel mondo dello spettacolo.
Uno degli ultimi sopravvissuti di quella schiera di pionieri che hanno creato la televisione italiana, insieme a Mike Bongiorno, Corrado Mantoni, Enzo Tortora, Raimondo Vianello, Renzo Arbore, Maurizio Costanzo, Raffaella Carrà, Piero Angela.
Talenti autentici, nati e cresciuti in un’Italia povera, uscita dal disastro bellico, in una società arretrata economicamente, ma severa e meritocratica.
Non è un caso che la stessa cosa sia accaduta in altri campi, nella musica, nel cinema, nell’industria, nella moda, nel teatro.
Probabilmente il meglio lo abbiamo avuto proprio dagli anni ’50 agli anni ’90.
Nomi di attrici ed attori come Loren, Vitti, Magnani, Gassman, Sordi, Mastroianni, Manfredi, Tognazzi, Volontè, di registi come Visconti, De Sica, Rossellini, Fellini, Leone, Monicelli, Risi, Scola. Oppure di stilisti come Valentino, Versace, Missoni, Gucci, Ferragamo.
Di “designers” come Pininfarina, Giugiaro, Bertone, Gandini.
Cantanti quali Fabrizio De André, Pino Daniele, Lucio Dalla, Franco Battiato, Lucio Battisti, Mina, Ornella Vanoni.
Allo stesso tempo, non si conoscono le cause precise di una crisi che ha toccato in primis la politica, avendo avuto leader del conio di De Gasperi, Einaudi, Fanfani, Moro, Berlinguer , Almirante, La Malfa, Nenni, fino al precipitare dei giorni nostri con figuri e figurine alquanto imbarazzanti.
Trovare i colpevoli di questa deriva non è semplice, essendo cambiate le regole di comportamento ed i valori di base di una società sempre più proiettata verso la mediocrità, la volgarità, la corruzione e l’impunità.
A questi fattori negativi bisogna aggiungere la mancanza di tensione ideale di un mondo senza più stimoli positivi.
Forse la colpa è proprio dei figli e dei nipoti viziati di quei giganti, i quali non hanno voglia di fare sacrifici, di lottare per una società migliore.
Ecco perchè oggi la gente piange la dipartita di Pippo Baudo, non tanto per la vicenda umana di una persona che ha vissuto comunque quasi novant’anni, ma per la perdita di uno degli ultimi simboli di un mondo, nella consapevolezza di un declino irreversibile per la mancanza di eredi e di modelli nuovi.
Non la morte di un uomo, quanto la fine di un’epoca.