Ingegnere napoletano, Antonio Cerciello guida da ormai ventisette anni la Nordmeccanica, azienda di Piacenza diventata leader mondiale nelle tecnologie per il packaging flessibile. Dopo aver rilevato la società, l’ha trasformata in un modello di impresa solida e visionaria, puntando su sostenibilità, innovazione e continuità. Sotto la sua presidenza, Nordmeccanica è presente in oltre 80 Paesi e rappresenta una delle punte avanzate del Made in Italy industriale.
Presidente, uno dei suoi meriti è stato quello di non fermarsi mai. Anche durante la pandemia avete investito. Perché?
“Perché l’immobilismo può avere effetti devastanti e la nostra azienda non si è mai fermata. In quel periodo abbiamo progettato un nuovo stabilimento, acquistato una nuova area produttiva di 3mila metri quadrati, e continuato ad investire in ricerca e sviluppo. In un anno siamo comunque cresciuti di circa 10%: malgrado l’impossibilità di viaggiare e raggiungere fisicamente i nostri clienti, siamo riusciti ad effettuare le installazioni tramite collegamenti da remoto; alla cancellazione delle fiere internazionali, abbiamo voluto reagire portando Nordmeccanica direttamente presso i nostri clienti, attraverso eventi in streaming, via satellite.
La sfida non era solo economica, era dimostrare che non ci spegnevamo. E non lo abbiamo fatto”.

La parola chiave oggi è “transizione”. Ma serve anche concretezza. Cosa significa per lei fare innovazione reale, non teorica?
“Significa anticipare i bisogni. Noi lavoriamo su soluzioni concrete: adesivi senza solventi, materiali interamente riciclabili, riduzione dei consumi energetici. Non è filosofia: è meccanica, chimica, ingegneria. È progettare le macchine che serviranno a produrre il packaging sostenibile di domani. E ci riusciamo perché abbiamo una filiera corta, veloce, competente”.
C’è un tratto evidente nel suo modo di lavorare: la sobrietà. Niente fronzoli, ma una visione molto chiara. È questo il segreto?
“Non c’è segreto. Credo nella coerenza. Le regole sono semplici. Non cambio mai attività. Scelgo le persone giuste. Mi circondo di figli e collaboratori che hanno voglia di migliorare. E tengo i piedi per terra. Quando cominci a pensare che sei arrivato, è lì che inizi a cadere”.

Cosa direbbe oggi a un giovane che vuole fare impresa in Italia, magari partendo dal Sud?
“Di non aspettare che qualcuno gli spiani la strada. In Italia è ancora possibile costruire qualcosa di grande. Ma serve carattere. Non basta avere un’idea, devi avere il coraggio di portarla fino in fondo, anche quando sembra impossibile. E poi serve pazienza. Io ho fatto carriera lavorando, non saltando i gradini”.
Il Ministro Giorgetti ha visitato Nordmeccanica, ha parlato della vostra iazienda come esempio per il Paese. Che valore ha avuto per lei quel momento?
“È stato un riconoscimento importante, ma non per me. Per tutta la squadra che lavora ogni giorno in Nordmeccanica. In quel momento abbiamo sentito che non stavamo solo facendo impresa, ma anche sistema”.
Cosa le ha lasciato quella giornata?
“Un’idea semplice: che l’Italia può funzionare, se chi la rappresenta ascolta chi la costruisce. Abbiamo parlato di futuro, di giovani, di investimenti green. Ma tutto partiva da lì: una fabbrica vera, con macchine accese, gente al lavoro, progetti in corso”.
Cosa la rende più orgoglioso guardando Nordmeccanica oggi?
“Vedere che la mia famiglia è dentro, mia moglie Anna Maria mi supporta, i miei figli Vincenzo e Alfredo sono alla guida con me, i dipendenti si sentono parte di una storia: quando si parla di packaging sostenibile, il nome Nordmeccanica non è più uno tra tanti: è un riferimento”.
Ha nostalgia di Napoli e della sua Marigliano?
“La nostalgia c’è, ma non mi appartiene in modo malinconico. Io mi sento a casa dove costruisco qualcosa. Ho lasciato Marigliano nel 1964, ma rimane sempre parte di me, è l’origine, ma a Piacenza sto benissimo. Ho trovato persone vere, amici, rispetto. Quello che conta non è dove sei nato, ma dove sei utile. E io, qui, mi sento esattamente dove devo essere”.