Scuola primaria Sant’Antonio di Sala Consilina

di Italo Cernera

Prendendo seriamente la questione dell’ abbigliamento a scuola già l’ anno scorso una dirigente aveva regolamentato con misure precise i tacchi, pancia scoperta, canotte e jeans strappati. Ma il dress code oltre a generare discussioni su abbigliamenti ammessi in chiesa ma non a scuola, creava i casi limiti. I jeans con strappi oltre un blocnotes non erano ammessi, quelli inferiori a tale misura erano ammessi se coperti con nastro adesivo. Ogni mattina bisognava misurare lo strappo e tutti si presentavano con jeans strappati al limite della misura. Lo scopo del regolamento era il decoro e la distrazione. Fatto sta che i rotoli di adesivo finivano e spesso si usavano quelli marroni, bianchi, grigi…..E chi aveva 3/4 strappi spesso si trovava con toppe diversamente colorate……e commenti e distrazioni a non finire. La stessa cosa con la pancia scoperta. L’ ombelico era da coprire e al massimo 2 cm scoperti. Ma si fa presto a variare le misure. E via a discutere, a precisare divieti, eccezioni, limiti, tocca alla famiglia, alla scuola…..e chi non voleva entrare si presentava con strappi superiori alla norma. Bisogna avere abbigliamento consono in luogo istituzionale, non si può vietare la libertà di vestirsi come si vuole, bisogna evitare la disparità tra chi veste firmato e chi no. La scuola subiva il dibattito senza schierarsi, ma un giorno si alzò: se continua così io non voglio essere più scuola, me ne vado. O lasciate le cose come prima senza misurare tacchi, strappi e ognuno è responsabile di se stesso oppure abbiate il coraggio di introdurre la divisa. La scuola chiede di poter fare la Scuola.

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di admin

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