Coesione, PNRR e quota del 34%: all’Istituto Sturzo un confronto di alto profilo sul futuro del Sud
Roma, 3 dicembre 2025 – Una giornata densa di riflessioni, analisi e prospettive ha animato l’Istituto Luigi Sturzo, dove si è svolto il seminario “Il Mezzogiorno durante e dopo l’intervento straordinario. Evoluzione della spesa pubblica e dinamiche della quota di ‘riserva’ dal dopoguerra al PNRR. Un inquadramento giuridico e le prospettive in termini di policies”.
Il bello é che l’incontro, promosso dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, ha riunito alcune delle personalità più autorevoli del mondo accademico e istituzionale, impegnate da anni nello studio delle politiche pubbliche, della coesione territoriale e della spesa ordinaria destinata al Sud.

Le radici del divario e il quadro istituzionale
Ha aperto i lavori Paolo De Nardis, Professore della Sapienza e Presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, che ha moderato la sessione introduttiva. Nel suo intervento ha richiamato la centralità del Mezzogiorno nelle strategie di sviluppo nazionale, soffermandosi sull’eredità storica dell’intervento straordinario e sui limiti delle politiche finora adottate.
È seguito l’intervento di Antonio Iodice, già parlamentare nazionale ed europeo e Presidente Onorario dell’Istituto “S. Pio V”, che ha offerto una ricostruzione accurata dell’evoluzione delle politiche pubbliche rivolte al Sud nella storia repubblicana.
Ha preso poi la parola Giuseppe Acocella, Magnifico Rettore dell’Università Giustino Fortunato e responsabile dell’Osservatorio sulla Legalità dell’Istituto “S. Pio V”, affrontando il nesso tra legalità, sviluppo economico e coesione sociale.
Un contributo significativo è arrivato anche da Pasquale De Santis, membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto, che ha illustrato come il dualismo territoriale italiano continui a rappresentare una delle maggiori sfide politiche ed economiche del Paese.
Interessante anche l’intervento di Annamaria Colao, Professore Ordinario dell’Università Federico II e Vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, che ha richiamato le implicazioni demografiche e sanitarie delle disparità territoriali.
Di notevole rilievo la relazione di Lucilla Gatt, Direttrice del Centro di Ricerca ReCEPL.
A cui ha fatto seguito l’intervento di Maria Antonia Ciocia, Direttrice del Dipartimento di Economia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli. Sia la relazione di Lucilla Gatt sia la relazione di Maria Antonia Ciocia sono state concentrate sui fattori strutturali che condizionano lo sviluppo del Sud.

Ricerca, diritto dell’economia e PNRR
La seconda sessione, presieduta da Sandro Amorosino, Professore della Sapienza, ha posto al centro la relazione tra ricerca scientifica, governance amministrativa e diritto dell’economia, soprattutto alla luce del PNRR.
Gerardo Cringoli, docente dell’Università Telematica Pegaso, ha presentato un progetto di ricerca dedicato all’analisi delle politiche di spesa e agli effetti differenziati sul territorio nazionale.
A seguire, Giuseppe Bova Crispino, Professore della LUISS Guido Carli e Direttore esecutivo del NEP – Network for European Policy Making, ha offerto una lettura giuridica e istituzionale delle nuove politiche di coesione.
La sessione è stata arricchita dagli interventi di Laura Ammananti, Professoressa dell’Università degli Studi di Milano, che ha affrontato i nodi della capacità amministrativa; di Giuseppe Corasaniti, docente della Università Mercatorum e della LUISS, che si è concentrato sul coordinamento tra livelli istituzionali; di Tommaso Edoardo Frosini, Professore e Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Economiche dell’Università Suor Orsola Benincasa; di Nicola Lupo, Professore e Direttore del Centro Studi sul Parlamento della LUISS; e infine di Vincenzo Ricciuto, Professore dell’Università Tor Vergata.

La spesa pubblica e la sfida del riequilibrio territoriale
Nel pomeriggio si è svolta la terza sessione, presieduta da Gerardo Villanacci, Professore dell’Università Politecnica delle Marche e Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali.
Il primo intervento è stato affidato a Franco Bassanini, Professore della Sapienza e Presidente di ASTRID, che ha sottolineato la necessità di una reale inversione di tendenza nelle politiche di spesa ordinaria.
È quindi intervenuto Claudio De Vincenti, Professore della Sapienza ed ex Ministro per il Mezzogiorno, che ha evidenziato l’urgenza di rendere pienamente operativa la clausola del 34% come strumento di riequilibrio costituzionale.
Il seminario ha poi ospitato la relazione di Amedeo Lepore, Professore dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e della LUISS Guido Carli, coordinatore del gruppo di ricerca sul tema della spesa pubblica, che ha offerto un’analisi dettagliata dei cambiamenti normativi e degli impatti economici della “quota di riserva”.
Successivamente ha preso la parola Franco Massi, Segretario Generale della Corte dei Conti, che ha illustrato le implicazioni di controllo e monitoraggio della spesa pubblica.
Infine, Giancarlo Montedoro, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato e docente della LUISS, ha discusso i profili giuridici legati all’attuazione delle politiche di coesione.
Le conclusioni sono state affidate a Alessandro Pajno, Presidente Emerito del Consiglio di Stato, che ha ribadito la centralità della coesione territoriale come principio costituzionale e come condizione imprescindibile per lo sviluppo equilibrato del Paese.
La clausola del 34%: una questione decisiva per il futuro
Durante l’intero seminario è emersa l’importanza della cosiddetta “quota di riserva”, introdotta nel 2016, secondo cui al Mezzogiorno deve essere destinato almeno il 34% della spesa pubblica ordinaria in conto capitale.
Questa norma, come hanno ricordato studiosi e rappresentanti istituzionali, non è solo un vincolo numerico, ma un principio di giustizia territoriale, coerente con l’articolo 3 della Costituzione e con la necessità di garantire pari opportunità di sviluppo.
La corretta applicazione di questa clausola rappresenta una delle leve più incisive per riequilibrare gli investimenti, potenziare l’occupazione, rafforzare il tessuto produttivo e sostenere la modernizzazione delle infrastrutture nel Sud
Ripensare le politiche pubbliche
La giornata di studio all’Istituto Luigi Sturzo ha dimostrato quanto la questione meridionale resti uno dei nodi centrali del sistema Paese. L’ampiezza dei contributi, la qualità dei relatori e l’approccio interdisciplinare hanno dato vita a un dibattito rigoroso e illuminante.
Il seminario ha offerto una piattaforma di confronto preziosa, dalla quale emerge chiaramente un messaggio: il Mezzogiorno non è un problema da gestire, ma una risorsa strategica da valorizzare, nell’interesse dell’intera Italia.
Coesione, PNRR e quota del 34%: all’Istituto Sturzo un confronto di alto profilo sul futuro del Sud