L’Epifania è la festa della manifestazione. Il giorno in cui Dio non resta nascosto, ma si mostra. Non ai potenti, non ai palazzi, ma ai Magi: viandanti, stranieri, uomini in cammino. Un Dio che si rivela come Re, sì, ma senza trono, riconoscibile solo da chi sa guardare. Costantina Pantuliano, mia nonna, apparteneva a questo stesso ordine di cose: a quelle vite in cui la regalità non si proclama, si incarna. Ci sono donne che non entrano nei libri di storia. Donne che hanno vissuto mentre altri decidevano, che hanno retto il mondo mentre il mondo faceva finta di non vederle. Costantina è una di queste. Una donna in cui la forza si è manifestata senza clamore, come una luce che non abbaglia ma orienta.
Costantina ha tenuto insieme famiglie, silenzi, dolori mai detti. Ha visto partenze senza ritorno e ritorni che non erano più gli stessi. Ha imparato a riconoscere la felicità nelle cose piccole: un piatto caldo, un figlio che dorme, una mano che cerca la sua. Non ha mai chiesto nulla per sé. E proprio per questo ha lasciato tutto. Perché certe donne non fanno rumore, ma restano. Quando il marito Peppe la lasciò non se ne andò solo un uomo: se ne andò ogni tutela possibile. Le lasciò cinque bambini, il più piccolo di due anni, il più grande di dodici, e una società che non prevedeva diritti per le donne. Non c’erano divorzio, separazioni, assegni familiari. Non c’era protezione. C’era solo il giudizio. E la fatica. Costantina non si è mai definita “abbandonata”. Ha semplicemente continuato. Come i Magi, ha preso la strada ogni giorno. Ogni mattina in bicicletta raggiungeva il tabacchificio Salvati di Fiocche, contrada rurale di Eboli, dove trovó lavoro come cuoca. Venti chilometri in bicicletta all’andata e venti chilometri in bicicletta al ritorno, percorsi nel freddo e nel caldo, con il corpo stanco e la mente vigile. Tanta fatica per dare pane ai propri bambini. Pane vero. Pane guadagnato. Pane che, nell’immaginario cristiano, è già sacramento. L’Epifania ci dice che Dio si manifesta come Re povero, riconoscibile solo da chi sa inginocchiarsi davanti all’essenziale. Costantina questo lo sapeva senza averlo studiato. La sua regalità non era dominio, ma responsabilità. Non potere, ma servizio. E mentre reggeva una famiglia da sola, Costantina non smise di pensare alla comunità. Insieme alla sorella Carolina, al cognato Vincenzo De Luna e al fratello Nunziante, fu tra le fondatrici della chiesa di Santa Lucia di Oppidi, contrada di Campagna e fu lei sola a firmare le cambiali. Una donna povera che firma cambiali per fondare una chiesa è un gesto che oggi sembra impensabile. Un atto di fede radicale. Come l’oro, l’incenso e la mirra: non ciò che si ha in più, ma ciò che si è disposti a consegnare.
Alla base di quella chiesa c’è una storia di grande devozione e di un miracolo. Una storia in cui Costantina ha creduto fino alla fine. Alla fondazione partecipò anche monsignor Giuseppe Maria Palatucci, ma l’anima silenziosa di quel progetto restò sempre lei. Fino a due anni fa, persino le bollette della chiesa risultavano ancora intestate a Costantina, come se quel luogo fosse parte della sua carne, della sua promessa, della sua fedeltà. Per lei Santa Lucia non era soltanto una santa. Era una sorella.
Come il Bambino dell’Epifania, Lucia era presenza che salva non con la forza, ma con la luce. Una luce capace di attraversare i dolori della vita senza negarli. Cinque bambini cresciuti senza privilegi, senza scorciatoie, senza protezioni. Cinque bambini diventati cinque adulti perbene. Giacomo insegnante e sindacalista, Italo autista della Sita e comunista, Gerardina operaia in Svizzera, Irma emigrata e poi rientrata dalla Svizzera e Carmine portalettere. Persone che la società ha visto agire sempre per il bene di tutti. Questo è il vero segno epifanico lasciato da Costantina: una manifestazione concreta di giustizia, educazione, responsabilità.
L’Epifania non è solo una festa religiosa. È una domanda civile: dove riconosciamo oggi il Re?
Costantina Pantuliano risponde senza parole. Lo riconosciamo nelle donne che tengono insieme il mondo mentre nessuno le guarda. In quelle che non hanno trono, ma sorreggono la storia.
A noi che siamo rimasti qui spetta il compito più difficile: prenderla a modello. Ogni giorno.
Perché Dio, quando si manifesta davvero si mostra in una donna in bicicletta, in una madre sola, in una firma su una cambiale, in una fede che non chiede miracoli, ma diventa miracolo. Costantina Pantuliano, mia nonna, non ha fatto rumore. Ma nell’Epifania della sua vita, ha mostrato che cos’è la vera regalità.