Care lettrici, cari lettori, buona domenica delle palme.
Interroghiamoci su questa festa.
La folla (noi) accoglie Gesù con i rami d’ulivo. È festa, è entusiasmo, è partecipazione.
Poi però accade qualcosa che conosciamo bene: quell’entusiasmo passa, si consuma, cambia direzione.
Gesù entra a Gerusalemme sul dorso di un asino. Prima lezione: non servono auto di lusso. Ma torniamo a Gesù. La folla lo acclama, lo esalta, ma lui sa già che quello stesso entusiasmo si trasformerà presto in tradimento.
Non serve nemmeno scomodare troppo il Vangelo per capirlo. Basta guardarsi intorno.
Viviamo nel tempo degli applausi veloci e delle condanne altrettanto veloci.
Costruiamo eroi in un giorno e li distruggiamo il giorno dopo. Ci indigniamo, ci appassioniamo, prendiamo posizione… e poi passiamo oltre. E allora la Domenica delle Palme diventa quasi una metafora perfetta del nostro tempo: l’ entusiasmo collettivo che dura poco, la memoria corta, il bisogno continuo di nuovi “idoli” da esaltare e poi abbandonare.
La folla (noi) funziona così. Ne siamo consapevoli?
Ieri ho interrogato. Ho scoperto dei talenti. Veri. Silenziosi. A volte timidi, ma profondi. Antonio mi ha suggerito, onestamente, le valutazioni. A lui, che pure merita, il voto più basso. Vedete? Sono onesti, sinceri. Il problema è quanto siamo disposti a credere in loro.
Dobbiamo incoraggiarli, dobbiamo stare vicino a loro.
Perché i docenti fanno il lavoro più bello del mondo: sono con loro e sono per loro. E questo è tutto.
Forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire: meno folla, più relazione. Meno entusiasmo di un giorno, più cura nel tempo.
Perché tra l’“Osanna” di oggi e l’indifferenza di domani passa spesso meno tempo di quanto immaginiamo.
E invece i nostri ragazzi (e tutti noi) hanno bisogno di qualcuno che resti.
Un abbraccio