NAPOLI. Tre anni fa, durante un evento, mi chiesero di sostituire una collega: avrei intervistato alcune persone e il servizio sarebbe andato in onda su una nota rete locale campana.
Combattuta e vinta l’ansia da prestazione, lo feci.

Appena mi misero in mano il microfono, iniziai a tremare come una foglia, poi l’operatore seppe mettermi a mio agio e partimmo con il servizio.

Quel servizio andò in onda con il mio nome; durante il montaggio fu tenuta una domanda che avevo “improvvisato” e che poteva risultare “scomoda” (invece andò tranquillamente in onda), e la collega in questione mi ringraziò più volte per averla sostituita, mentre io mi scusavo per averlo fatto in modo sicuramente poco consono. Lei, però, non era affatto d’accordo con la mia sensazione e questo mi fece piacere.
Dopo lo scambio di messaggi seguito alla messa in onda, di cui mi avvisò per tempo, in modo che non la perdessi, non ho più avuto modo di vederla o di parlarci.
Però ho sempre pensato che solo una grande Professionista avrebbe riconosciuto ‘crediti’ e ‘libere improvvisazioni’ a una perfetta sconosciuta. Una che non aveva mai tenuto un microfono in mano e che avrebbe potuto rovinare il lavoro di un’intera giornata in 3 minuti.
Non era né dovuto né scontato!
Quella persona era Lorenza Licenziati e ieri ci ha lasciato.
Non sono un’amica e non sono neanche una conoscente, ma non potevo non scrivere di lei, ricordando ciò che ci ha legato, sebbene a distanza, quel giorno di dicembre di 3 anni fa.
GRAZIE LORENZA. Mi sarebbe piaciuto molto conoscerti meglio. Le belle anime si riconoscono e tu lo eri, lo so, l’ho percepito.
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di Marianna Addesso

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