Napoli riflette sul futuro della giustizia nell’era digitale, ma lo fa partendo dalla memoria di uomini che hanno attraversato le stagioni più difficili della Repubblica con il rigore delle istituzioni e il senso profondo del servizio. È questo il significato dell’incontro dal titolo “Il mestiere del Magistrato: tecniche, metodi, prospettive nell’era digitale”, promosso dall’Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti insieme al Cenacolo della Cultura e delle Scienze – sezione “Vincenzo Galgano”, in programma domani, giovedì 21 maggio, 2026 nella Sala del Mandato di via Portamedina a Napoli. Sarà quella l’occasione per annunciare l’intitolazione di un’aula del Palazzo di Giustizia al Presidente Galgano.

Un appuntamento che assume un valore simbolico particolare perché dedicato alla figura di Vincenzo Galgano, già procuratore generale di Napoli e primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, magistrato ricordato per il suo equilibrio, il suo rigore morale e per aver firmato, tra le altre, la storica condanna di Raffaele Cutolo, il boss della Nuova Camorra Organizzata.  L’iniziativa nasce a un anno dalla scomparsa di Galgano e si propone non soltanto come momento di approfondimento giuridico, ma come riflessione civile sul ruolo della magistratura in una società attraversata da trasformazioni tecnologiche, crisi etiche e nuove fragilità sociali.

Ad aprire l’incontro saranno i saluti di Gianni Cacace, primicerio dell’Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini, e di Luigi Mileto, fondatore e tesoriere del Cenacolo della Cultura e delle Scienze. A introdurre e moderare sarà Lucilla Gatt dell’Università Suor Orsola Benincasa. Interverranno Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d’Appello di Napoli; Ettore Ferrara, già presidente del Tribunale di Napoli; Antonella Ciriello, consigliere della Corte di Cassazione e capo del Dipartimento per l’innovazione tecnologica del Ministero della Giustizia; Gianfranco D’Aietti, già presidente del Tribunale di Sondrio ed esperto di informatica giuridica. Le conclusioni saranno affidate al procuratore generale Aldo Policastro.

Ma il cuore più autentico della serata sarà il tributo umano e culturale a Vincenzo Galgano. Figura di magistrato “di vecchia maniera”, come è stato definito in numerosi ricordi pubblici, Galgano ha incarnato un’idea della giustizia sobria, lontana dal protagonismo e profondamente ancorata al senso dello Stato. Dopo una carriera ai vertici della magistratura italiana, culminata con il ruolo di procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, aveva scelto di dedicarsi con la stessa passione anche alla vita spirituale e assistenziale dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, di cui era diventato primicerio. 

Ed è proprio qui che emerge il valore dell’Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini, istituzione secolare che da secoli rappresenta uno dei volti più nobili della Napoli solidale e cristiana. Non soltanto memoria storica e patrimonio artistico, ma presidio concreto di assistenza, accoglienza e cura dei più fragili. Una realtà che continua a custodire il legame tra fede, carità e responsabilità civile, dimostrando come la tradizione possa ancora oggi essere strumento vivo di comunità.

Accanto ad essa, il Cenacolo della Cultura e delle Scienze continua a distinguersi per la capacità di mettere in dialogo mondi differenti, diritto, medicina, università, ricerca, arte, costruendo spazi di confronto autentico in una stagione storica spesso dominata dalla superficialità e dalla velocità dei giudizi.

La scelta di dedicare l’incontro a Galgano appare allora quasi naturale. Perché la sua storia personale attraversa alcune delle pagine più complesse della città, ma lo fa sempre con uno stile composto, istituzionale, umano. La firma sulla condanna di Cutolo non rappresentò soltanto un atto giudiziario: fu anche il simbolo di uno Stato che, negli anni più oscuri della violenza camorristica, tentava di riaffermare la propria autorevolezza morale. E forse è proprio questo il messaggio più potente dell’iniziativa napoletana: ricordare che il mestiere del magistrato, anche nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, resta innanzitutto un esercizio di coscienza, equilibrio e responsabilità umana. Valori che uomini come Vincenzo Galgano hanno saputo testimoniare ben oltre le aule di giustizia, lasciando nella città un’eredità di stile, credibilità e servizio silenzioso.

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di Ornella Trotta

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