Cosa resta oggi della grande tradizione culturale del Sud? E quale ruolo può ancora avere Napoli come crocevia di arte, scienza e pensiero? A queste domande ha cercato di rispondere il “Premio Napoli è Cultura 2026”, promosso dal Cenacolo della Cultura e delle Scienze e dedicato quest’anno al tema “La rivoluzione del Sud (da Caravaggio in poi)”. L’evento si è svolto ieri sera all’Hotel San Francesco al Monte di Napoli, riunendo studiosi, medici, accademici, imprenditori e protagonisti del mondo culturale in un confronto che ha avuto il sapore delle grandi occasioni.
Tra gli ospiti Heank Stunnenberg, biologo molecolare olandese, tra i maggiori esperti mondiali di oncologia pediatrica, decorato dal re d’Olanda come Cavaliere dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi.

Entusiasta amica del Cenacolo la professoressa Lucia Altucci , presidente nazionale dei patologi generali e docente ordinario in patologia generale all’Universita degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. “Sono una vecchia amica del Cenacolo, mi sono avvicinata ad esso proprio per il suo interesse nel premiare la ricerca e la competenza presente in Italia”.

La manifestazione, costruita come un omaggio alla ricerca della Seconda Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ha rappresentato molto più di una semplice cerimonia celebrativa. È stata, piuttosto, una riflessione collettiva sull’identità meridionale e sulla capacità del Sud di produrre innovazione culturale, scientifica e civile.
Nel corso della serata si sono alternati interventi di alto profilo provenienti da diversi ambiti del sapere: dall’economia alla medicina, dalla genetica all’architettura, fino al diritto europeo e alla ricerca oncologica.

Tra i presenti, il magnifico rettore dell’Università Parthenope Antonio Garofalo, studiosi come Enzo Cannizzaro, Claudia Salvatore, Paola Salvatore, Ornella Zerlenga, Mario De Dominicis, Fortunato Ciardiello e numerosi rappresentanti del mondo scientifico nazionale.
Il filo conduttore della manifestazione è stato il racconto di un Sud lontano dagli stereotipi, capace nei secoli di generare bellezza, pensiero critico e avanguardia. Non a caso il titolo dell’iniziativa richiama simbolicamente Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Bernardo Cavallino e Domenico Morelli: artisti che hanno saputo trasformare il dolore, la luce e le contraddizioni meridionali in linguaggio universale.
A colpire è stata soprattutto la qualità del dibattito, mai autoreferenziale, ma sempre orientato alla necessità di trasformare cultura e ricerca in bene condiviso, come recitava una delle frasi guida dell’evento: “La vera grandezza si riconosce nella capacità di trasformare il proprio operare in un bene condiviso”.
In un tempo spesso dominato dalla superficialità del confronto pubblico, la serata napoletana ha restituito l’immagine di una città capace di produrre pensiero e visione. Napoli, ancora una volta ancora centro vivo di elaborazione intellettuale e umana.
E forse è proprio questa la sensazione rimasta al termine dell’incontro: l’idea che il Sud, quando ritrova consapevolezza della propria storia e delle proprie eccellenze, possa tornare a essere non soltanto memoria del passato, ma promessa concreta di futuro.
I premiati “Premio Napoli è Cultura 2026”
Amelia Ciminno, ricercatrice senior e principal investigator presso l’Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati Traverso” del CNR di Napoli. Carlo Venditti – ordinario di diritto civile presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Giuseppe Recinto – ordinario di diritto e capo di gabinetto del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Giuseppe Paolisso – ordinario di medicina interna e geriatria, specialista in diabetologia. Antonella Cucciniello – direttrice della Biblioteca dei Girolamini di Napoli. Gianfranco D’Aietti – magistrato in pensione, già presidente del Tribunale di Sondrio. Giovanni Martini – associato di giurisprudenza presso l’Università Vanvitelli. Saidetta Giorno – ricercatrice del CNR Istituto per la tecnologia delle membrane. Giuseppe Amarelli – ordinario di diritto penale presso l’Università Federico II. Lucia Torracca – responsabile cardiochirurgia IRCCS Humanitas di Rozzano. Marisa De Feo – responsabile UOC presso l’ospedale Monaldi e prima donna in Italia a ricoprire il ruolo di primario di cardiochirurgia pubblica. Raffaele Russo – chirurgo presso l’ospedale Pineta Grande di Castel Volturno. Alfonso Fiorelli – ordinario e direttore UOC di chirurgia toracica all’Università Vanvitelli. Federica Brancaccio – presidente ANCE e legale rappresentante della Brancaccio Costruzioni. Pasqualina Buono – ordinario e responsabile del Ceinge Franco Salvatore. Maurizio Guida – ordinario presso l’Università Federico II. Fulvio Adamo Macciardi – sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli. Fabio Ciceri – ordinario di ematologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Miriam Zacchia – associata di nefrologia presso l’Università Vanvitelli. Francesco Trepiccione – associato di nefrologia presso l’Università Vanvitelli