SANT’ARSENIO – Non solo una presentazione, ma un momento di riflessione civile su una delle figure più alte e complesse della storia repubblicana italiana. Nella Sala Cultura della Banca Monte Pruno, ieri, venerdì 5 giugno, è stato presentato il volume “Aldo Moro. Le idee, il metodo, l’eredità” (Baldini+Castoldi), scritto da Tino Iannuzzi e Alberto Losacco, con prefazione di Pier Ferdinando Casini.
Il bello è che l’iniziativa, promossa dalla Banca Monte Pruno, dalla Fondazione Monte Pruno e dal Circolo Banca Monte Pruno, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo culturale e numerosi cittadini interessati a rileggere il pensiero di uno degli statisti più influenti della storia italiana.

A coordinare l’incontro è stato Antonio Mastrandrea, responsabile dell’Area Executive della Banca Monte Pruno. I saluti introduttivi sono stati affidati ad Aldo Rescinito, presidente del Circolo Banca Monte Pruno, a Cono Federico, direttore generale della Banca Monte Pruno, e a Michele Albanese, presidente della Fondazione Monte Pruno.

Il cuore della serata è stato il dialogo con l’autore Tino Iannuzzi, già parlamentare e profondo conoscitore della tradizione politica morotea, intervistato dal condirettore di QN Quotidiano Nazionale, Angelo Raffaele Marmo.
Nel corso della conversazione sono emersi alcuni dei tratti distintivi della figura di Aldo Moro: la capacità di ascolto, la ricerca paziente della mediazione, il rispetto delle istituzioni e una concezione della politica intesa come servizio e costruzione di comunità. Elementi che gli autori hanno indicato non come semplici testimonianze del passato, ma come strumenti ancora utili per interpretare il presente.
Particolare attenzione è stata dedicata al cosiddetto “metodo Moro”, fondato sul dialogo e sulla comprensione delle ragioni dell’altro. Una visione che, in una stagione caratterizzata da contrapposizioni sempre più radicali e da un dibattito pubblico spesso dominato dalla velocità e dalla semplificazione, appare oggi sorprendentemente attuale.

Nel dibattito è emerso anche il valore dell’eredità lasciata da Moro alle nuove generazioni. Un’eredità che non si esaurisce nella memoria del tragico epilogo della sua vicenda personale, ma che continua a vivere nella sua idea di democrazia inclusiva, nella centralità della persona e nella ricerca costante di punti di incontro tra posizioni differenti.

L’incontro di Sant’Arsenio ha così offerto l’occasione per guardare oltre la commemorazione e interrogarsi sul significato più profondo della lezione morotea. Perché, come spesso accade con i grandi protagonisti della storia, il tempo non ne attenua il messaggio: lo rende, semmai, più nitido.
In un’epoca segnata da linguaggi aggressivi, identità contrapposte e sfiducia verso le istituzioni, la figura di Aldo Moro continua a suggerire una strada diversa. Una strada che passa attraverso la complessità, il rispetto reciproco e la consapevolezza che la politica, prima ancora di essere esercizio del potere, è arte difficile della convivenza.
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