NAPOLI – La rigenerazione degli ambienti di vita non può essere considerata soltanto una questione tecnica o urbanistica. È una sfida culturale che riguarda il modo in cui le persone abitano le città, vivono gli spazi pubblici e costruiscono relazioni con il territorio. Da questa consapevolezza nasce “Ecosintonia – Rigenerare gli ambienti di vita. La linea del Carré Bleu”, la mostra-convegno ospitata oggi, 10 giugno, dal DiARC dell’Università Federico II di Napoli, a Palazzo Gravina, nell’ambito del Festival del Nuovo Bauhaus Europeo 2026.
L’iniziativa, realizzata con il contributo della Regione Campania e promossa da Civilizzare l’Urbano ETS, ha rappresentato un importante momento di confronto internazionale tra studiosi, progettisti, amministratori e istituzioni sul futuro delle città e sulla qualità dell’abitare. Un confronto che ha trovato nella presenza del Carré Bleu, storica rivista e laboratorio culturale europeo dedicato all’architettura e all’urbanistica, il proprio punto di riferimento ideale.
A dare impulso e continuità a questo percorso è da anni il lavoro dell’architetto Massimo Pica Ciamarra, direttore del Carré Bleu e protagonista di una riflessione che ha anticipato molte delle tematiche oggi al centro delle politiche europee. La sua ricerca si fonda sull’idea che l’architettura non debba limitarsi a costruire edifici, ma debba contribuire a creare contesti di vita più equilibrati, inclusivi e sostenibili. Una visione che mette al centro la relazione tra ambiente, paesaggio, comunità e qualità dello spazio pubblico.
Non è casuale che il simbolo stesso di Ecosintonia richiami il rapporto circolare tra theoria e praxis, tra pensiero e azione. È una rappresentazione efficace di un approccio che rifiuta la separazione tra elaborazione culturale e trasformazione concreta dei luoghi. Le città contemporanee, infatti, richiedono risposte complesse e multidisciplinari, capaci di integrare aspetti ambientali, sociali, economici e culturali.
La prima tavola rotonda della giornata, dedicata proprio all’approccio ecosintonico, ha visto gli interventi di Pasquale Belfiore, presidente della Fondazione Annali dell’Architettura e della Città, di Patrizia Bottaro, presidente di Civilizzare l’Urbano ETS, di Jorge Cruz Pinto del Cercle de Rédaction du Carré Bleu e di Alberto Terminio del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II.
La seconda sessione di lavoro ha affrontato un tema di particolare attualità: la definizione di un codice europeo della progettazione orientato alla qualità degli ambienti di vita. Al confronto hanno partecipato Carlo De Luca, presidente di IN/Arch Campania, Giovanni Di Leo del Comitato Scientifico IN/Arch, Massimo Locci, vicepresidente nazionale dell’associazione, e Alfredo Ingletti, presidente della Federazione Internazionale degli Ingegneri Consulenti.

Il carattere internazionale dell’evento è stato ulteriormente sottolineato dalla presenza della Console Generale di Francia a Napoli, Lise Moutoumalaya alla quale sono state affidate le conclusioni.
I partecipanti all’incontro si sono poi trasferiti nel complesso della Chiesta di Portosalavo per un momento conviviale. L’inserimento di Ecosintonia nel programma del New European Bauhaus non rappresenta soltanto un riconoscimento istituzionale, ma conferma la piena attualità di una linea culturale che da tempo sostiene la necessità di coniugare sostenibilità, inclusione e qualità estetica. Il Nuovo Bauhaus Europeo, promosso dalla Commissione Europea, invita infatti a ripensare gli spazi della vita quotidiana come luoghi nei quali bellezza, funzionalità e rispetto dell’ambiente possano convivere.
In questo scenario il contributo del Carré Bleu appare particolarmente significativo. Da decenni la rivista promuove una riflessione che supera i confini disciplinari tradizionali e considera la progettazione come uno strumento per migliorare la qualità della vita delle persone. Una prospettiva che oggi assume un valore ancora più rilevante di fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici, dal consumo di suolo, dall’espansione urbana incontrollata e dalle crescenti fragilità sociali.
Rigenerare gli ambienti di vita significa infatti andare oltre il semplice recupero fisico degli spazi. Significa costruire luoghi capaci di favorire relazioni, benessere, identità e partecipazione. Significa restituire centralità alla dimensione umana della città, riconoscendo che la qualità dell’abitare rappresenta una componente essenziale della qualità della democrazia e della convivenza civile.