Categorie: Arte

Il gesto e la grazia di papa Leone XIV nel ritratto di Fernando Mangone

C’è una dolcezza silenziosa nei gesti che non urlano. Un braccio alzato, la mano che si apre in benedizione, lo sguardo che non cerca il dominio, ma l’ascolto. È in questa postura che il maestro Fernando Mangone ha saputo cogliere il nuovo Pontefice, Leone XIV, scolpendo nel colore il carico di speranza che grava sulle spalle di ogni inizio. E ogni inizio è fragile, come la luce che spunta tra i rami in inverno.

Un papa agostiniano

Nel ritratto donato al Vaticano, c’è un Papa che non ostenta. C’è il primo agostiniano dopo secoli, che sembra più un padre che un sovrano. Un uomo raccolto nella propria umanità, e in quella degli altri. Mangone non lo glorifica, non lo eleva a simbolo ieratico, ma lo fa abitare nello sguardo del mondo con un linguaggio semplice, quasi domestico: come una carezza sulla fronte stanca della storia.

Habemus papam

“Habemus Papam”, dicono. Ma cosa vuol dire davvero averlo, un Papa? Forse vuol dire sentirsi chiamati alla responsabilità dell’umanità intera. Forse vuol dire tornare a guardarsi negli occhi senza paura. Mangone, con il suo tratto deciso e vibrante, non dipinge solo un volto: apre una possibilità, un varco. E in quel varco si intravedono le parole del Papa stesso: “La pace la si costruisce con la verità e la giustizia sociale”.

Tradizione e leggerezza

Parole come pietre leggere, che tuttavia fanno male a chi vive della menzogna e dell’ingiustizia. Parole che chiedono silenzio, per essere ascoltate, non solo sentite. In quella veste papale, nei ricami che la mano sapiente ha riprodotto, c’è il peso della tradizione ma anche il desiderio di leggerezza: un equilibrio che solo l’arte sa restituire con tanta discrezione.

Un appello alla fratellanza

Il ritratto non è soltanto omaggio, ma invocazione. Alla fratellanza, alla tenacia, alla cura. Alla possibilità, fragile ma potente, di un’umanità che cammina accanto agli ultimi, non sopra di loro. Nel silenzio rosso che abbraccia il fondo della tela, si sente quasi il battito di un tempo nuovo.

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di Ornella Trotta

Ornella Trotta

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