NAPOLI. Un salto nel tempo, un tuffo nella giovinezza. Non una semplice serata, ma un vero e proprio rito collettivo. L’Arena Flegrea si è trasformata in una macchina del tempo, catapultando un pubblico di cinquantenni (e oltre) direttamente negli anni d’oro dell’hard rock.
Protagonisti indiscussi, gli Europe, band svedese che ha segnato un’epoca e che, a distanza di quasi quarant’anni, sa ancora come far vibrare le corde della nostalgia.
Erano i mitici anni ’80 quando il mondo intero si innamorò di quel riff di tastiera inconfondibile che apriva The Final Countdown. Un successo planetario che ha consacrato gli Europe nell’Olimpo del rock. Ma la loro storia non si esaurisce in quell’unico brano.
Dalle atmosfere più ruvide di Wings of Tomorrow e Out of This World, a quelle più melodiche e romantiche di Prisoners in Paradise e Carrie la band ha attraversato indenne le mode musicali, mantenendo sempre una solida identità sonora.
Quando le prime luci si sono spente e il palco si è illuminato, il pubblico si è alzato in piedi, come per un’irresistibile chiamata.
Pur con la voglia di urlare e cantare come ai “vecchi tempi”, ogni tanto le ginocchia scricchiolavano e dovevamo concederci una pausa per sgranchirle. Una scena tenera e ironica: l’entusiasmo di vent’anni fa che si scontra con l’usura del tempo, ma che non perde un grammo della sua forza.
La scaletta è stata un concentrato di emozioni. Dalle prime note di Walk the Earth, il pubblico ha capito che sarebbe stata una serata memorabile. Un mix sapiente di brani recenti e classici intramontabili. Non sono mancati i pezzi che hanno fatto la storia della band e che tutti, ma proprio tutti, aspettavamo: Carrie ha riscaldato i cuori, trasformando l’Arena in un’unica, grande, corale. Poi è arrivata Rock the Night con il suo ritmo incalzante e il pubblico che non ha esitato a lanciarsi in un’esplosione di cori.
Il culmine, ovviamente, è stato quando sono risuonate le prime note di The Final Countdown, a fine serata.
I cinquantenni si sono trasformati in adolescenti, urlando a squarciagola il testo che ha segnato un’intera generazione. E lì nessuno ha osato rimettersi a sedere fino all’ultima nota suonata!
Non è stata solo una celebrazione del passato, ma la conferma che la musica, quella vera, non ha età. Gli Europe, con la loro energia e la loro incredibile presenza scenica, ci hanno ricordato quanto sia bello emozionarsi, quanto sia vitale non smettere mai di sognare. Non abbiamo visto solo un concerto, ma un inno all’adolescenza che, in fondo, non ci abbandona mai.
Anche se ogni tanto, bisogna pur ammetterlo, abbiamo bisogno di una sgranchita alle giunture.
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