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L’ultimo passo a due: Kessler, Falqui e la nostalgia della vecchia TV

La notizia, apparsa ieri, del doppio suicidio assistito di Alice ed Ellen Kessler, 89 anni, nella loro casa di Grünwald, non è stata solo un annuncio di cronaca. È stata la drammatica e coerente chiusura di un cerchio; l’ultimo passo sincronizzato di due vite sempre in scena, un addio scelto con quella stessa ferrea disciplina che le caratterizzava. Ma è stata anche la fine fisica delle “gambe della nazione” proprio nell’anno in cui si celebra il centenario della nascita di Antonello Falqui (Roma, 6 novembre 1925), il regista che per primo le rese icone.

gettyimages – credit: Reporters Associati & Archivi
 

Una coincidenza amara che ci costringe a guardare indietro, a quel periodo d’oro in cui la televisione non era solo uno schermo, ma un cantiere di eleganza e una forza dirompente capace di plasmare la società. Un’epoca di cui Falqui fu l’architetto geniale e le Kessler le muse più scintillanti.

Antonello Falqui e la rivoluzione del varietà

 

Antonello Falqui non inventò il varietà, ma inventò il varietà televisivo italiano. Lo fece negli anni del boom economico, quando la Rai era un’unica finestra sul mondo. Partendo da esperienze come Il Musichiere e Canzonissima, Falqui raggiunse l’apice con Studio Uno (1961-1965), uno show che è ancora oggi il metro di paragone per il genere.

 

fonte: Pinterest

 

La sua rivoluzione fu fatta di rigore e leggerezza. Falqui trattava il varietà non come un passatempo, ma come un grande spettacolo colto, usando un ritmo impeccabile che teneva incollata la famiglia intera. Dietro lo scintillio c’era un genio che curava ogni dettaglio: ogni balletto, ogni canzone, era un piccolo film.

 

Era un fuoco di artificio di trovate, di guizzi d’ingegno… Qui parliamo di cose serie, di un programma curato come una miniatura, intelligente, spiritoso, gaio. Capolavori, altro che storie. (Aldo Grasso)

Fu proprio questa ricerca estrema della qualità a renderlo il pigmalione ideale delle Gemelle Kessler.

 

Alice ed Ellen Kessler: una nuova sensualità

 

Quando Alice ed Ellen arrivarono, portarono con le loro gambe lunghe e il sorriso aperto una ventata d’Europa in un’Italia ancora timida e provinciale. Il loro celeberrimo Da-da-un-pa divenne subito un inno alla gioia e alla modernità.

Non erano solo showgirls, erano il simbolo che il Paese stava finalmente andando più veloce, con passo disinvolto e glamour. Nonostante la celebre censura Rai che le obbligò a indossare calze nere per nascondere l’eccessiva lunghezza delle loro gambe, la loro presenza scenica fu rivoluzionaria.

Erano donne nuove: moderne, dinamiche e padrone del proprio corpo, capaci di esprimere una sensualità raffinata e mai volgare. Ciò permise alla TV di Falqui di portare in prima serata una vera e propria “rottura degli schemi” senza offendere il perbenismo. Per questo le volle in molti dei suoi programmi, riconoscendo in loro l’elemento cardine della sua visione: qualità, eleganza e impatto visivo.

fonte: Wikipedia

Cala il sipario

 

L’eredità di Falqui, basata su scenografie maestose e una scrupolosa cura registica, è oggi spesso soffocata da un’estetica dell’eccesso e del chiasso. Il declino del costume appare fin troppo evidente. Allo stesso modo, la scelta estrema e congiunta delle Kessler di uscire di scena in modo dignitoso e privato, si contrappone al panorama mediatico e sociale odierno.

E mentre cala il sipario sull’ultimo passo a due delle Gemelle, resta la nostalgia per un’epoca in cui la TV sapeva essere grande; un luogo magico dove l’unica, vera danza della nazione era quella guidata dalla mano ferma e geniale di Antonello Falqui.

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di Marianna Addesso

Marianna Addesso

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Marianna Addesso

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