Categorie: Cultura

25 aprile, non solo celebrazione, ma responsabilità

di Gianni Pittella 

 

Il 25 aprile non è una data rituale. È una linea di confine tra oppressione e libertà, tra paura e dignità. È il giorno in cui l’Italia ritrovò se stessa, liberandosi dagli orrendi regimi nazifascisti e scegliendo la strada, imperfetta ma irrinunciabile, della democrazia.

Oggi, però, celebrarlo significa anche avere il coraggio della verità.
Viviamo in un mondo in cui la democrazia appare spesso surclassata: compressa dall’efficienza brutale delle autocrazie o aggirata da sistemi in cui un leader può prendere decisioni enormi — persino innescare conflitti, destabilizzare economie, influenzare il destino di milioni di persone — senza un autentico passaggio democratico.

Per questo, oggi più che mai, il 25 aprile è difesa attiva: con il cuore e con i denti, delle democrazie liberali. Anche quando sono fragili, lente, malaticce. Anche quando hanno bisogno urgente di riforme profonde.

Siamo sospesi in un tempo incerto:
tra il vecchio bipolarismo e un multipolarismo incompiuto, dentro il confronto tra tre grandi potenze — Stati Uniti, Cina e Russia — che si contendono il mondo e, talvolta, convergono nel ridimensionare il ruolo dell’Europa.

L’attacco all’Unione Europea è sempre più esplicito. Non è solo critica: è un tentativo di svuotarla, dividerla, ridurla a somma di interessi nazionali in conflitto. Un’Europa indebolita è un’Europa irrilevante. E un’Europa irrilevante è una democrazia più fragile.

Eppure, la crisi della democrazia coincide con la crisi dell’Europa — e viceversa.
Il modello autocratico, che decide senza discutere, seduce perché appare più rapido. Ma sacrifica ciò che conta: pluralismo, equilibrio, responsabilità.

L’Europa deve cambiare per salvarsi e per salvare la democrazia:
superare i veti paralizzanti, rafforzare una vera politica comune — estera, di difesa, economica — dotarsi di strumenti adeguati alle sfide globali. Non meno democrazia, ma più democrazia efficace.

Il 25 aprile, allora, non è solo memoria. È scelta.
Tra democrazia e autocrazia.
Tra uomo e algoritmo, perché l’intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona.
Tra ambiente e sviluppo, che non possono più essere in contraddizione.
Tra chiusura dei confini e responsabilità globale.
Tra disuguaglianze crescenti e giustizia sociale.
Tra un mondo dominato dall’egoismo e uno guidato dalla generosità.

È anche la scelta di una società che si interroga su chi cura gli anziani, su come garantire dignità nella malattia, su come riallineare formazione e lavoro, su quale idea di felicità vogliamo costruire.

Difendere la democrazia oggi significa difendere tutto questo.
Non un sistema perfetto, ma l’unico che consente di correggere i propri errori senza perdere la libertà.

Il 25 aprile ci ricorda che la libertà non è mai definitiva.
Va riconquistata ogni giorno.

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