Il principe Domenico Napoleone Orsini con Mario Maffey
di Mario Maffey
Gli Orsini non furono soltanto signori di guerra e di amministrazione. Furono anche mecenati. Consapevoli del prestigio che l’arte conferiva al potere, promossero a Campagna un vero e proprio cantiere rinascimentale.
A renderlo possibile fu l’alleanza con alcune delle più importanti famiglie nobili di Campagna: i Sanseverino, i Carafa, i De Rosis, i Granito, i Bernalla, i Tercasio e la famiglia Guerriero, alla quale appartenne Melchiorre Guerriero.
Queste casate, legate agli Orsini da matrimoni e da interessi comuni, contribuirono, insieme al feudatario, alla riqualificazione della città.
Il bello é che momento più alto di questa stagione fu la chiamata di Giulio Romano, allievo diretto di Raffaello Sanzio e uno dei più grandi architetti e pittori del Rinascimento.
Pur non essendoci documenti che attestino una sua permanenza stabile a Campagna, la tradizione e lo stile di alcune opere locali rimandano alla sua influenza e alla sua scuola.
Tra gli interventi più importanti realizzati in questo periodo sotto il patrocinio degli Orsini e delle famiglie nobili si ricorda la ristrutturazione e l’abbellimento del Castello Gerione, trasformato da fortezza militare in residenza signorile.
Nell’Archivio Orsini si riscontra che Giulio Romano avrebbe fornito disegni per i nuovi ambienti e per l’arco d’ingresso, ispirandosi al gusto romano.
Palazzo Orsini, nel centro della città, divenne invece il fulcro del potere amministrativo. Al suo interno furono realizzati affreschi a grottesche e soffitti lignei dipinti, tipici della scuola raffaellesca.
Importante fu anche la decorazione delle cappelle nobiliari. Le famiglie Sanseverino e Carafa commissionarono altari e cicli pittorici nelle chiese cittadine, ispirandosi ai modelli romani portati da Giulio Romano.
Il vero motore del “Secolo d’Oro” fu, però, la stretta collaborazione tra gli Orsini e la Chiesa locale.
Gli Arcidiaconi e il Capitolo della Cattedrale di Santa Maria della Pace di Campagna lavorarono fianco a fianco con i signori per elevare il profilo religioso e civile della città.
Grazie a questa alleanza furono incrementate e realizzate numerose opere.
La Cattedrale di Santa Maria della Pace fu ampliata e abbellita. Il Capitolo, con il sostegno economico degli Orsini, promosse la costruzione di nuove cappelle laterali e l’arricchimento del tesoro con paramenti sacri e argenterie.
Il Convento e la Chiesa di San Francesco, rifondati e dotati di un chiostro, divennero un centro di cultura e assistenza, con il patrocinio diretto della famiglia Orsini.
Importante fu anche l’Ospedale di Santa Maria della Misericordia, opera pubblica voluta e finanziata in parte attraverso i proventi feudali degli Orsini. La struttura accoglieva pellegrini e poveri della Valle del Sele.
Stesso discorso vale per la Collegiata. Nel 1515, poco prima della fine del dominio, Ferdinando Orsini cedette il Castello Gerione proprio alla Collegiata di Santa Maria della Pace, a testimonianza del profondo legame tra il potere feudale e l’istituzione religiosa.
Fu in questo contesto che Campagna vide nascere scuole, scriptoria e botteghe artigiane. La città divenne così un punto di riferimento per tutta la Valle del Sele.
Il governo degli Orsini fu definito “d’Oro” non soltanto per le opere in pietra.
Fu un secolo d’oro perché, per la prima volta a Campagna, potere politico, nobiltà locale e Chiesa camminarono insieme.
Gli Orsini garantirono stabilità e protezione, le famiglie nobili investirono le loro rendite nell’arte e nei palazzi, mentre il Capitolo diede slancio alla vita religiosa e alla carità.
Il risultato fu una città più bella, più ordinata e più prestigiosa, che ancora oggi porta i segni di quella stagione.
Con la confisca e l’improvvida cacciata di Ferdinando Orsini quel ciclo si chiuse. Ma l’eredità rimase: nelle mura, nelle chiese e nella memoria di un popolo che vide nel governo degli Orsini il suo momento di massimo splendore.
Durante il governo degli Orsini, Campagna non fu soltanto un feudo. Divenne una piccola “corte”, nella quale le famiglie nobili locali collaborarono con i signori per abbellire la città, finanziare le chiese e gestire il potere.
Ruolo: alleati storici degli Orsini nel Regno di Napoli.
Opere: finanziarono la cappella gentilizia nella Cattedrale di Santa Maria della Pace. Possedevano feudi e palazzi in città e condivisero con gli Orsini il titolo di Signori di Campagna in alcune fasi.
Nota: furono tra i principali mediatori tra la corte aragonese e l’amministrazione cittadina.
Ruolo: famiglia di antica nobiltà napoletana, presente a Campagna con rami cadetti.
Opere: patrocinarono altari e opere d’arte nelle chiese cittadine. Sostennero l’arrivo di artisti e maestranze legate alla scuola di Giulio Romano.
Nota: furono legati agli Orsini da alleanze matrimoniali e politiche.
Ruolo: famiglia di giuristi e notai. Gestirono l’amministrazione civile e fiscale del feudo per conto degli Orsini.
Opere: contribuirono alla redazione delle platee e dei catasti feudali e donarono terre per l’ampliamento dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia.
Ruolo: mercanti e banchieri arricchitisi grazie al commercio nella Valle del Sele.
Opere: finanziarono la ricostruzione di parti del centro storico e la decorazione di palazzi signorili. Furono tra i principali offerenti per la Cattedrale.
Nota: la loro ricchezza permise di portare a Campagna materiali e artisti provenienti da Napoli e Roma.
Antichissima famiglia campagnese, annoverò tra i suoi esponenti Benedetto Tercasio, che ebbe a fregiarsi dei titoli di Conte Palatino e Sindaco della città negli anni che vanno dal 1528 al 1530.
Fu esperto nelle discipline giuridiche e uditore del conte di Campagna Ferdinando Orsini, che gli cedette Monte Polveracchio.
Uomo di forte retaggio culturale, fu socio delle Accademie dei Taciturni e dei Solitari, che avevano sede a Campagna nel XVI secolo.
Insegnò diritto a Campagna, Salerno e Napoli, accumulando ingenti ricchezze che si aggiunsero al già cospicuo patrimonio familiare.
Volle fortemente l’edificazione di un monastero francescano nella città di Campagna per l’educazione e la protezione di dodici famiglie da lui designate, assicurando loro protezione, sicurezza ed educazione.
L’edificazione dell’imponente edificio, oggi Palazzo Tercasio, ebbe il suo culmine nel 1554, come risulta dalla data incisa sul varco d’ingresso della cappella dedicata ai santi Filippo e Giacomo Minore, presente nell’edificio.
Antica famiglia campagnese, annoverò diversi giuristi. Alcuni suoi membri prestarono apprezzata opera presso la Santa Sede a Roma.
Tra questi brillò Melchiorre Guerriero, nato a Campagna nel 1468 da Giovanni Nicola Guerriero, giurista specializzato in ambito legislativo, e da Caterina Pagano, nobildonna salernitana.
Dopo gli studi in giurisprudenza all’Università di Napoli, fu chiamato a Roma dove, grazie anche alla protezione del duca Ferdinando Orsini, intraprese una brillante carriera nella Curia pontificia.
Fu conte palatino, abbreviatore del Regno di Napoli, custode della Cancelleria apostolica e, dal 1513, maestro dei brevi pontifici sotto i papi Leone X e Clemente VII.
Fu il giurista e uomo di Curia che, nel Rinascimento, cambiò il destino di Campagna, ottenendole il titolo di città e la sede vescovile.
Vi prego di scusarmi se, a questo punto, scrivo anche della famiglia Maffey, la mia famiglia, che un secolo dopo approdò a Campagna: un suo esponente vi fu inviato dal principe Caracciolo quale governatore con pieni poteri.
Ruolo: una delle famiglie più illustri e devote di Campagna, che governò dal 1642 al 1660.
Opere: eredi di Melchiorre Guerriero, i Maffey si distinsero per il profondo legame con la Chiesa campagnese.
Dato storico: Lelio Maffey, conte, fu Signore di Campagna dal 1642 al 1660. La famiglia fu legata sia agli Orsini sia ai Caracciolo per matrimonio.
Merito ecclesiastico: i Maffey diedero alla Cattedrale di Santa Maria della Pace ben tre Arcidiaconi. Questo fortissimo legame con il Capitolo permise di incrementare le opere religiose attraverso donazioni di paramenti, calici e fondi destinati all’abbellimento della Cattedrale.
Nota: rappresentano un esempio di come nobiltà e clero lavorarono insieme per il bene della città.
Il “Secolo d’Oro” non fu soltanto merito degli Orsini. Fu il risultato di un patto.
Gli Orsini garantivano protezione, investiture e prestigio.
Le famiglie nobili mettevano a disposizione ricchezze, uomini e competenze.
Il Capitolo guidava la vita religiosa e le opere di carità.
Da questa alleanza nacquero il Castello ristrutturato, la Cattedrale abbellita, l’Ospedale, i conventi e l’influenza di maestri come Giulio Romano.
Fu proprio questa sinergia a far dire ai campagnesi che con gli Orsini si ebbe il “Secolo d’Oro”.
Da qui nacque una Campagna più bella, più ordinata e più prestigiosa: una città che ha conservato il ricordo di quel tempo come il suo momento più alto.
Il “Secolo d’Oro” non fu, dunque, soltanto merito degli Orsini. Fu il risultato del patto tra una signoria capace di garantire protezione, investiture e prestigio, le famiglie nobili che mettevano a disposizione ricchezze, uomini e competenze e il Capitolo, che guidava la vita religiosa e le opere di carità.
Su queste basi, i campagnesi che amano Campagna devono, mettendo da parte dissidi, invidie e falsità, anche storiche, impegnarsi per un suo ritorno all’antico splendore.
Un caro saluto a tutti.
L. Ganelli, “Campagna Medievale”, Napoli, 2005.
Il testo di riferimento per il Medioevo campagnese. Parla del periodo Orsini 1384-1503, del Castello Gerione e della cessione del 1515 alla Collegiata.
Dove consultarlo: Biblioteca Comunale di Campagna, Biblioteca Nazionale di Napoli.
“Elenco dei Signori, Marchesi e Duchi di Campagna”.
Fonte: Wikipedia – Storia di Campagna.
Riporta: Raimondello Orsini, Giovanni Orsini di Gravina, Francesco Orsini, Ferdinando Orsini.
Franca Allegrezza, “Organizzazione del potere e dinamiche familiari: gli Orsini dal Duecento agli inizi del Quattrocento”, Roma, 1998.
Fondamentale per la struttura feudale degli Orsini. Parla anche del ramo di Gravina.
Elisabetta Mori, “L’archivio Orsini. La famiglia, la storia, l’inventario”, Roma, Viella, 2016.
Descrive l’Archivio Orsini, con una sezione dedicata agli Orsini di Gravina e alla “IV Serie – Gravina”.
Dove consultarlo: Archivio di Stato di Roma, Biblioteca Viella.
Pompeo Litta, “Orsini di Roma”, in “Famiglie celebri italiane”, Torino, 1846.
Genealogia degli Orsini con i titoli, tra cui quello di Conte di Campagna.
Francesco Sansovino, “L’historia di casa Orsina”, Venezia, 1565.
Cronaca rinascimentale della famiglia.
Adriano Amendola, “La collezione del principe Lelio Orsini nel palazzo di piazza Navona a Roma”, Roma, 2013.
Testo utile per il mecenatismo degli Orsini e il rapporto con gli artisti rinascimentali.
Studi su Giulio Romano.
Per l’attribuzione a Campagna si fa riferimento alla tradizione locale e agli studi su “Giulio Romano e la diffusione della scuola raffaellesca nel Regno di Napoli”.
Dove consultarli: Biblioteca d’Arte del Museo di Capodimonte, Napoli.
Contiene delibere, platee e atti feudali relativi agli Orsini per il periodo 1384-1503, oltre ai documenti sulla cessione del Castello Gerione del 1515.
Sede: Palazzo di Città, Campagna (SA).
Conserva dodici documenti dal 1345 al 1543, registri degli Arcidiaconi e documenti relativi alle donazioni Maffey.
Sede: Curia Vescovile, Campagna.
Conserva relevi e investiture feudali, oltre al diploma di Alfonso V relativo a Francesco Orsini del 1456-1458.
Sede: Piazzetta del Grande Archivio, Napoli.
Conserva gli “Orsini Family Papers” dal 1150 al 1950 e pergamene relative a Gravina e ai feudi.
Sede: Via di San Michele, Roma.
Conserva le bolle papali relative a Campagna e a Urbano VI del 1384.
Sede: Città del Vaticano.
Archivio Capitolare di Campagna.
Gaetano Moroni, “Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica”, vol. 49.
Ferrante della Marra, “Discorsi delle famiglie estinte…”, Napoli, 1641.
Scipione Mazzella, “Descrittione del Regno di Napoli”, Napoli, 1601.
Wikipedia – Storia di Campagna.
Il Castello è documentato dal 1056, fu sede di Urbano VI nel 1384 e venne ceduto nel 1515 da Ferdinando Orsini.
La storia di Campagna governata dagli Orsini è così descritta anche nel sito ufficiale del Comune di Campagna e nella documentazione depositata presso l’Archivio di Stato di Salerno.
Link:
https://www.comune.campagna.sa.it/vivere_il_comune/territorio/territorio_1.html#titolo1
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