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Grande festa per la dirigente Taglianetti

CAMPAGNA – Dopo quasi quarant’anni trascorsi nella scuola, prima come docente di matematica e poi come dirigente scolastica, Carmela “Lina” Taglianetti va in pensione con una grande festa.

Per la dirigente scolastica Carmela Taglianetti, per tutti Lina, si apre adesso una stagione diversa: più libera, più leggera, piena di tempo da dedicare agli affetti, ai viaggi, alle passioni e ai nuovi progetti.

Venerdì 28 agosto, all’Antico Casale di Campagna, intorno a lei si è raccolto il mondo costruito in una vita intera. Una festa elegante e curata, ma soprattutto calda e spontanea. Si è riso, si è ballato, si è brindato. Le distanze dei ruoli sono scomparse e sono rimaste le persone.

È forse questa l’immagine più vera della carriera di Lina Taglianetti: una donna circondata dagli affetti, capace di tenere insieme autorevolezza e umanità, rigore e ironia.

L’ho conosciuta anni fa come collega al Liceo Scientifico “A. Gallotta” di Eboli. Da allora le nostre strade professionali hanno preso direzioni diverse, ma il rapporto è rimasto. Alla sua festa ho ritrovato la stessa Lina: sorridente, affettuosa, ironica, con quella capacità rara di non prendersi mai troppo sul serio anche quando racconta responsabilità enormi.

Professoressa Taglianetti, che sensazione si prova adesso che comincia una fase completamente nuova?

«È una sensazione bellissima. Dopo tanti anni vissuti seguendo orari, scadenze, riunioni e responsabilità, sapere di poter disporre finalmente del proprio tempo è qualcosa di nuovo. Non penso alla pensione come a una fine. La penso come a un’altra fase della vita».

Da docente di matematica a dirigente scolastica: che viaggio è stato?

«Da professoressa pensavo che il mio problema più grande fosse far capire le equazioni, le curve algebriche, i teoremi, la probabilità e la statistica. Poi sono diventata dirigente e ho scoperto che esistono equazioni molto più complesse: far quadrare circolari ministeriali, fondi, PNRR, registro elettronico, organici, segreteria digitale e SIDI quando non funziona».

Eppure ne parla sempre con ironia.

«Perché credo che l’ironia aiuti moltissimo. Ci sono stati momenti complicati, notti insonni, riunioni interminabili, emergenze continue. Ma se guardo indietro vedo soprattutto persone, esperienze e crescita».

Ha diretto quattordici plessi su quattro comuni. Cosa le resta di una realtà così complessa?

«La consapevolezza che nessuna scuola può reggersi su una persona sola. I docenti, il DSGA, gli assistenti amministrativi e tecnici, i collaboratori scolastici, le famiglie: ognuno ha avuto un ruolo fondamentale. La scuola funziona quando diventa davvero una comunità».

Nel suo discorso ha voluto ringraziare in maniera particolare il personale ATA.

«Perché spesso il loro lavoro resta meno visibile, ma è indispensabile. Gli assistenti amministrativi tengono insieme una quantità enorme di adempimenti. Gli assistenti tecnici fanno funzionare strumenti e laboratori. I collaboratori scolastici accolgono, sorvegliano, aprono, chiudono, risolvono continuamente problemi. Sono parte essenziale della vita della scuola».

E gli studenti?

«Sono sempre stati il centro. Dai bambini di tre anni ai ragazzi di diciannove. Alla fine puoi avere PTOF, RAV, PNRR, regolamenti e mille sigle, ma tutto ha senso solo perché ci sono loro».

Avete attraversato anche anni difficilissimi.

«Il Covid è stato uno spartiacque. DAD, sanificazioni, riorganizzazioni continue. Eppure anche lì la scuola ha dimostrato di saper resistere. Questo mi ha insegnato che è una realtà molto più forte di quanto a volte pensiamo».

La festa del 28 agosto è sembrata soprattutto una festa di affetti.

«Ed è stata proprio questa la cosa più bella. Vedere insieme persone appartenenti a momenti diversi della mia vita, colleghi, amici, parenti, persone della scuola. È stato emozionante. Si è ballato, si è riso, ci siamo divertiti. Era quello che desideravo: non una celebrazione formale, ma una festa vera».

Adesso quali sono i suoi progetti?

«Tantissimi. Passeggiate, sport, burraco, giornali, cinema, teatro, volontariato, associazioni. E poi viaggiare, finalmente senza dover guardare il calendario scolastico. Potrò partire anche a settembre, ottobre, maggio, senza pensare agli scrutini o ai collegi».

Quindi la pensione non la spaventa affatto.

«Per niente. Ho scherzato dicendo che farò finalmente tutto ciò che per quarant’anni ho scritto alla voce “hobby” senza avere davvero il tempo di farlo».

C’è qualcosa che desidera recuperare?

«Il tempo. Tempo per la famiglia, per gli amici, per me stessa. Non perché prima sia mancato l’affetto, ma perché spesso il lavoro occupava anche gli spazi che avrebbero dovuto appartenere ad altro».

Ha ricordato anche i suoi genitori e le sue nonne.

«Sì, i miei angeli lassù. Sono stati i miei primi grandi insegnanti. Restano presenti nella mia vita e nei miei pensieri».

Se dovesse descrivere il futuro con una formula matematica?

Ride.

«Ventiquattro ore libere al giorno, zero collegi docenti».

La festa continua tra musica, balli e abbracci. E forse è proprio questa la fotografia migliore del passaggio: non una porta che si chiude, ma una che si apre. Lina Taglianetti lascia l’ufficio della presidenza, ma porta con sé una rete di relazioni costruita in quasi quarant’anni. E davanti ha qualcosa che per molto tempo è stato il bene più raro: il tempo. Tempo per scegliere, partire, leggere, viaggiare, incontrare persone. Tempo per nuovi progetti. La matematica di Lina non sottrae, aggiunge vita.

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di Ornella Trotta

Ornella Trotta

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Ornella Trotta

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