Categorie: L'editoriale

Bravi ma fermi: il paradosso di chi non osa

Mattinata al mare, due ore, il tempo di respirare un po’ di salsedine senza rischiare di scottarmi troppo. Accanto a me, un giovane dai capelli lunghi raccolti in una treccia, tatuaggi sulle braccia e un’aria a metà tra l’artista e il viaggiatore. Parlava con una ragazza, Frida, raccontava di essere uno chef a Parigi. Lì, spiegava, conviene: ti pagano il dentista, ti garantiscono l’assicurazione, hai due giorni liberi a settimana. “A Napoli non è così”, aggiungeva con tono deciso. Parlava un italiano curato, lessico forbito, segno di studi e cultura. A un certo punto, attratta dal suo discorso, mi sono avvicinata e mi sono presentata. Ed è lì che ho colto una sfumatura inattesa: tra una frase e l’altra confessava di non sentirsi pronto ad aprire un proprio ristorante. Era diventato chef a venticinque anni, mentre altri avevano iniziato a sedici, frequentando la scuola alberghiera. Nella sua testa quei nove anni di differenza erano un debito quasi impossibile da colmare. Eppure, mentre descriveva ipiatti – specialità italiane rilette in chiave internazionale – capivo che il talento c’era eccome. Un menu con una personalità già definita, pronto a essere firmato. Ho ripensato ai miei studenti, ai migliori. Non è raro vedere proprio i più capaci bloccarsi davanti alla possibilità di rischiare, mentre altri, meno dotati, ma più audaci, partono senza pensarci troppo… e arrivano lontano. Ho ripensato a me venticinquenne. Alla sfiducia totale nelle mie capacità. Mi sono rivista e mi sono arrabbiata con la ragazza che ero e con il ragazzo che avevo difronte.

La rabbia è un sentimento crudele. Non risolve. Con parole e gentili gli ho suggerito di partire dal piccolo, magari di provare a Milano. Lui ha sorriso: “Meglio Parigi, i milanesi sono più antipatici”. La conversazione è scivolata sul rapporto tra Nord e Sud, sulle differenze di opportunità e su quella verità che alla fine ci accomuna tutti: la differenza non la fa il talento da solo, ma la fiducia che abbiamo in noi stessi. L’ho salutato augurandogli di trovarlo, quel coraggio. Gli ho detto che quando andrò a Parigi andrò a trovarlo, ma in un ristorante tutto suo. “Parti a settembre, comincia presto”. Gli ho detto. Purtroppo sono tanti i talenti che restano bloccati a pensare ai limiti e non alle opportunità. Crediamo in noi stessi, credete in voi stessi e fatelo adesso perché la vita non aspetta chi rimanda.

stampa

di Ornella Trotta

Ornella Trotta

Leave a Comment

Articoli recenti

Michele Albanese, un leader che unisce e valorizza

Michele Albanese, un leader che unisce e valorizza Il Premio alla Carriera “Eccellenza Lucana” consegnato…

10 ore fa

Alfredo De Marsico: il pensiero politico e giuridico a 40 anni dalla scomparsa

Sabato 20 settembre, Sala Consilina ha reso omaggio a uno dei più grandi giuristi italiani…

2 giorni fa

Stefania Craxi: “Sono orgogliosamente la figlia di Craxi”

Stefania Craxi: "Sono orgogliosamente la figlia di Craxi" Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e…

2 giorni fa

“Ho raccontato di me al mare”.Stasera a Battipaglia la presentazione del volume di don Antonio Ragone

“La cosa più preziosa che possiamo fare con le parole… è ascoltarle. Anche quando esitano,…

4 giorni fa

Il miracolo si rinnova a Napoli: sciolto il sangue di San Gennaro

NAPOLI. Alle ore 10:07 di oggi, 19 settembre, un lungo applauso risuona tra le mura…

4 giorni fa

Stefania Craxi a Sant’Arsenio tra memoria, politica e cultura

Stefania Craxi a Sant’Arsenio tra memoria e politica Prima di raggiungere la “Sala Cultura” della…

4 giorni fa