SAN PIETRO AL TANAGRO. Vincenzo Costantino, noto anche come Cinaski, è una figura poliedrica nel panorama artistico italiano. Autore di parole che vengono lette e cantate, la sua vita e la sua opera sono intrinsecamente legate a un unico, potente leitmotiv: la libertà.
In questa intervista, l’artista si racconta, svelando le sue origini, la sua visione del “bello” e l’evoluzione del suo percorso creativo.
Dipende dalla prospettiva: etica, estetica, morale. Se proprio dobbiamo darne una definizione, per me la bellezza è la sincerità. Tutto ciò che è sincero, è bello. A prescindere.
Sono nato e cresciuto a Milano “per caso”, figlio dell’emigrazione. Le mie origini sono calabresi. Dentro di me c’è anche il mare.
Vengo dalla tradizione orale, che è quella che mi è sempre piaciuta di più: Trovieri, Trovatori, Bardi. Lo stesso Omero si accompagnava a una cetra. Parola e musica per me sono sempre state complementari, accompagnandosi a vicenda nel racconto di una storia. In un naturale corso delle cose, parole interpretate e accompagnate dalla musica sono presto diventate canzoni. La drammaturgia musicale che esiste ed è.
13 anni fa si festeggiava il compleanno del Dago Red, con una location diversa e un diverso musicista ad accompagnarmi. Quella volta c’era Francesco Arcuri, che in questo periodo sta suonando con Ludovico Einaudi, stasera c’è Vincenzo Vincent Vitale.
Il format è diverso, infatti questa sera sarà il pubblico a decidere quello che succederà durante la serata. Quella volta ci divertimmo molto e speriamo accada lo stesso anche stasera. Allora, a portarmi qui fu l’apprezzamento e la stima profonda verso l’opera di John Fante, passione che condivido con Arsenio (Arsenio D’Amato, titolare del Dago Red e autore di vari libri, tra cui un saggio su John Fante) , ma questa sera ci legheranno poesie e musica.
Porto un format diverso dove sarà il pubblico a guidare lo spettacolo, a scoprire qual è la poesia che “ti ha” scelto.
La serata ha mantenuto la promessa di un format unico, dove il pubblico è diventato co-autore dell’evento. L’invito di Costantino è stato chiaro: scegliere, da uno dei suoi tre testi, un numero di pagina. Si è creata così una sorta di “empatia magica”, con i versi scelti che sembravano scritti apposta per chi li aveva selezionati.
Nel mio caso, la scelta è ricaduta sulla poesia “Alibi” e, lo ammetto, il testo sembrava risuonare in modo sorprendentemente personale.
Come afferma lo stesso Cinaski, il mondo forse “ha perso le maiuscole”, ma ha certamente guadagnato una serata magica, l’ennesima del poeta errante, in cui la sincerità della poesia si è fusa con la libertà e la spontaneità del pubblico.
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