La Reggia di Carditello rilancia l’agricoltura sostenibile. L’antico complesso borbonico, già fulcro di sperimentazioni rurali, si prepara a divenire un centro avanzato di ricerca e innovazione.
Lo scorso 12 novembre, la Fondazione Real Sito di Carditello e il Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli hanno siglato un protocollo di intesa. L’obiettivo è chiaro: ridurre l’impatto ambientale e promuovere pratiche agricole green e durature.
Torna a splendere, dunque, il modello di fattoria agricola sperimentale tracciato dalla lungimirante dinastia borbonica. Anticamente, infatti, la Tenuta era destinata alla caccia, all’allevamento e alla selezione di cavalli di razza reale, oltre che alla produzione agricola e casearia. Proprio a Carditello era situata la Reale Industria della Pagliara delle Bufale.
Il progetto va oltre la ricerca agronomica, configurandosi come un motore di sviluppo per l’intera area, come evidenziato da Maurizio Maddaloni, Presidente della Fondazione:
«Un’importante collaborazione istituzionale ̶ spiega Maddaloni ̶ che conferma e rafforza la vocazione della Reale Delizia. L’obiettivo è coniugare la sostenibilità ambientale con la valorizzazione turistica e culturale del Real Sito, stimolando lo sviluppo economico dell’intero territorio, rilanciando l’identità della Campania Felix e rafforzando il rapporto tra la nostra comunità e l’ambiente che ci circonda. Carditello, oggi come allora, rappresenta un mirabile esempio dell’imprenditoria illuminata promossa dalla casa reale borbonica».
Il progetto pluriennale, ideato dal Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli in collaborazione con il Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali (CREA-CI), è destinato a ottimizzare l’intero sistema colturale. Lo scopo è migliorare produttività e qualità attraverso l’uso razionale degli input e rafforzando la resilienza degli agroecosistemi.
Il responsabile scientifico del progetto, Mauro Mori, evidenzia la necessità di questa svolta:
«Il settore agricolo sta attraversando una profonda trasformazione, guidata dalla necessità di conciliare l’aumento della produttività con la tutela delle risorse naturali e la riduzione dell’impatto ambientale. Questa transizione ̶ dichiara Mori ̶ ha dato origine a una nuova visione dell’attività agricola, in cui la sostenibilità è intesa come una strategia di gestione agronomica integrata, incentrata sull’uso efficiente delle risorse, sul mantenimento della fertilità del suolo e sulla valorizzazione delle interazioni ecologiche che regolano la produzione».
La Convenzione, firmata dal presidente della Fondazione, Maurizio Maddaloni, e dalla professoressa Maria Rao (delegata del direttore del Dipartimento, Danilo Ercolini) consentirà di mettere a confronto diverse tipologie di matrici organiche, come il digestato e il vermicompostaggio, con la concimazione minerale.
Questa sperimentazione avverrà su una rotazione di colture chiave (frumento, coltura intercalare e pomodoro da industria). L’utilizzo delle matrici organiche, infatti, oltre a garantire un minor impatto ambientale, permette di migliorare le qualità fisiche e biologiche dei suoli, fondamentale per la salute dell’ecosistema.
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