Giffoni Film Festival

Walter Veltroni a Giffoni 56: «Non esiste cinema senza libertà»

È stato un incontro intenso e partecipato quello tra Walter Veltroni e i juror della sezione Impact, svoltosi ieri pomeriggio nella Multimedia Valley in occasione di Giffoni 56.

La presentazione del suo ultimo romanzo Il bar di Cinecittà si è trasformata in un dialogo aperto e a tutto campo sulla storia italiana, il cinema, la politica e il ruolo delle nuove tecnologie nella società.

 

Veltroni a Giffoni 56: «Cinecittà era la fabbrica dei sogni»

 

Nel romanzo, l’ex sindaco della Capitale ripercorre quasi mezzo secolo di storia italiana attraverso gli occhi di Giovanni, giovane barista nella grande “fabbrica dei sogni”. Un “microcosmo” dove intere generazioni hanno trovato lavoro:

«Quasi tutti quelli che vivevano nei quartieri popolari di Roma tra gli anni Trenta e gli anni Settanta hanno lavorato a Cinecittà. Si faceva la fila per fare le comparse, avere il cestino all’ora di pranzo e la paga la sera. Tutti i grandi attori hanno cominciato facendo le comparse».

 

Il cinema come spazio di libertà

 

Rispondendo alle domande dei giffoner, l’autore ha sottolineato come realizzare un film oggi sia molto più complesso, soprattutto per la mancanza di sostegno pubblico.

«Il cinema è, per sua natura, un cavallo che non si può tenere per le briglie, il cinema è libertà, è prateria, non è muri. Se si pensa che il cinema debba essere messo sotto controllo, l’effetto è di distruggerlo perché non esiste cinema senza libertà».

Secondo Veltroni, quando si “chiudono i rubinetti” si indebolisce la potenza industriale del settore, lasciando spazio a prodotti standardizzati e lontani dalla «ricchezza pluralista e culturalmente sperimentale che il cinema italiano ha sempre avuto».

 

 

 

Politica, identità e futuro

 

Il dibattito si è spostato sulla politica italiana quando l’ex leader del centrosinistra ha ricordato la genesi del PD.

«Nella storia della sinistra italiana i partiti sono sempre nati per scissione. L’unico che è nato per fusione è stato il Partito democratico».

E analizzando le sfide e il ruolo della sinistra ha aggiunto:

«La sinistra non deve pensare di avere dei limiti oltre i quali non può andare. Essere sinistra oggi significa non solo rivendicare un’identità del passato, ma significa mettere in campo dei valori sul piano democratico, sociale, ambientale e sul piano dei diritti. Quello che a me sta a cuore oggi è che la sinistra non smetta di avere l’ambizione di conquistare il voto della maggioranza degli italiani».

 

Uno sguardo sull’Europa

 

Lo sguardo si è poi allargato agli equilibri internazionali. Secondo l’ex ministro, in un contesto segnato da nuove tensioni e da una crescente deriva autoritaria, il Vecchio Continente è chiamato a un ruolo decisivo: prendere in mano i valori della democrazia che gli Stati Uniti hanno lasciato cadere.

 

 

«L’Europa, negli ultimi mesi, sta svolgendo una funzione di equilibrio in questo mondo impazzito. Bisogna che essa diventi il difensore della libertà, dei diritti umani e dei diritti civili nel mondo. Tanto più è urgente farlo perché oggi l’Europa si trova più sola nella tutela di questi valori».

 

Il “presentismo” nell’era dei social

 

Il confronto con i ragazzi si è acceso anche sul tema dei social network.

«Mentre Internet era uno strumento democratico perché consentiva a tutti di entrare in rete, i social network hanno prodotto uno strappo: non c’è nulla che non sia un sì o un no».

Una logica binaria, quella del pollice in su e del pollice in giù, che secondo Veltroni non è molto diversa da quella dell’imperatore al Colosseo.

 

 

E sulla memoria ha ammonito: «Non possiamo confondere la nostalgia con la memoria. Oggi viviamo in una società che tende a cancellare il passato e il futuro, confinandoci in un presente continuo che io definisco “presentismo”. Ci vogliono togliere la memoria e la speranza del futuro. Sta a noi difenderle».

 

L’omaggio a Ennio Morricone: «La cultura è una missione democratica»

 

Al termine dell’incontro, Walter Veltroni, in veste di presidente della Fondazione Ennio Morricone, ha voluto dedicare un omaggio al Maestro.

Accompagnato dalle esecuzioni al violino e alla tastiera del giovane musicista Tommaso Quaranta, l’autore ha ripercorso la carriera del compositore, dalle storiche collaborazioni con Sergio Leone ai capolavori premiati agli Oscar.

Sulle note di C’era una volta il West, La leggenda del pianista sull’oceano e Mission, Veltroni ha lasciato ai ragazzi il suo messaggio più prezioso: «Tenete sempre nel cuore una cosa: fare le cose più belle per il pubblico più largo. È questa la missione civile, direi anche democratica, della cultura».

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di Mariana Cavallone

Mariana Cavallone

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