di Umberto Lucio Amore *
A Forio l’incontro tra i rappresentanti dell’associazione OCCSE Magna Grecia e l’assessore alla Cultura Davide Laezza. Consegnate alcune copie del saggio “…E poi la chiamarono Methera. Pitagora, Metaponto e Matera. Mito, storia e leggenda”. Un viaggio attraverso i secoli, alla riscoperta delle radici comuni tra la Magna Grecia, la città dei Sassi e l’isola d’Ischia.
FORIO D’ISCHIA – 30 ottobre 2026.
Un incontro particolarmente significativo, nel segno della cultura, della memoria storica e della valorizzazione delle identità territoriali, si è svolto nella tarda mattinata di oggi, venerdì 30 ottobre, a Forio d’Ischia.
Protagonista dell’iniziativa una delegazione dell’associazione di promozione sociale OCCSE Magna Grecia, con sede a Metaponto, frazione del Comune di Bernalda, in provincia di Matera, rappresentata dal presidente Giuseppe Barberino, dalla vicepresidente Rita Del Castello e da altri componenti del comitato di redazione.
La delegazione, accompagnata e presentata da Umberto Lucio Amore, presidente dell’associazione culturale Incontrarte, ha incontrato l’assessore alla Cultura del Comune di Forio, dottor Davide Laezza, al quale sono state consegnate alcune copie del saggio dal titolo quanto mai suggestivo: “…E poi la chiamarono Methera. Pitagora, Metaponto e Matera. Mito, storia e leggenda”.

Un gesto che va ben oltre il semplice omaggio editoriale e che assume il valore di un simbolico incontro tra comunità, territori e tradizioni apparentemente distanti, ma accomunati da un patrimonio storico e culturale di sorprendente profondità.
Il volume rappresenta infatti un interessante contributo alla conoscenza delle antiche relazioni tra la gloriosa Metapontion magno-greca e Matera, città millenaria che, attraverso una straordinaria continuità insediativa, è riuscita a conservare e tramandare nei secoli testimonianze di civiltà, esperienze umane e tradizioni culturali di eccezionale valore.
METHERA: UN NOME CHE RACCHIUDE UN’INTERA CIVILTÀ
Particolarmente affascinante è il titolo dell’opera, Methera, che racchiude una suggestiva interpretazione del legame tra Metaponto e Matera. Il nome nasce da un’elaborazione simbolica che richiama Metaponto ed Hera, la grande divinità del mondo greco, il cui culto occupava un posto di assoluto rilievo nella civiltà magnogreca.
Basti pensare alle celebri Tavole Palatine, il complesso templare dedicato a Hera che ancora oggi, nei pressi di Metaponto, rappresenta una delle testimonianze più significative della presenza ellenica nell’Italia meridionale.

In questo scenario si inserisce la figura universale di Pitagora, filosofo, matematico e pensatore tra i più influenti dell’antichità, che, secondo la tradizione, dopo essere stato costretto ad abbandonare Crotone, trovò rifugio proprio a Metaponto, dove avrebbe trascorso gli ultimi anni della propria esistenza, morendo intorno al 490 avanti Cristo.
La presenza di Pitagora conferisce a Metaponto una dimensione che supera quella pur straordinaria della sua storia archeologica, collocandola tra i grandi centri di elaborazione filosofica, scientifica e spirituale del Mediterraneo antico.
Metaponto non fu soltanto una fiorente colonia della Magna Grecia, ma anche un luogo di incontro e diffusione del sapere, nel quale il pensiero, la matematica, l’armonia, la ricerca della conoscenza e la riflessione sulla condizione umana raggiunsero livelli di eccezionale importanza.
Ed è proprio da questo patrimonio di civiltà che prende forma l’idea centrale del saggio: ricercare nella storia di Metaponto alcune delle radici culturali e umane che avrebbero contribuito, nel corso dei secoli, all’evoluzione della comunità materana.
DA METAPONTION A MATERA: IL CAMMINO DEI POPOLI E LA CONTINUITÀ DELLA STORIA
Uno degli aspetti più interessanti dell’opera riguarda la ricostruzione delle relazioni storiche, sociali e culturali che avrebbero collegato il mondo metapontino alla Matera delle origini.
Secondo tradizioni e interpretazioni storiche riprese dal volume, gruppi di abitanti dell’antica Metapontion, in seguito alle profonde trasformazioni politiche, militari ed economiche che segnarono il progressivo declino della polis, avrebbero cercato nuove possibilità di vita e insediamento nei territori dell’entroterra.
Matera, grazie alla sua particolare collocazione geografica, alla conformazione naturale del territorio e a una storia insediativa già antichissima, avrebbe rappresentato uno dei luoghi capaci di accogliere queste popolazioni.
Si delinea così una prospettiva di grande interesse: quella di un incontro tra comunità portatrici di esperienze differenti, che attraverso la convivenza, gli scambi e la progressiva integrazione avrebbero dato vita a nuove forme di organizzazione civile, sociale e culturale.
La tradizione dell’accoglienza degli esuli metapontini diventa dunque una chiave interpretativa attraverso la quale leggere una parte dell’identità materana.
Naturalmente, il rapporto tra questi antichi movimenti di popolazione e la successiva evoluzione della città richiede un’attenta distinzione tra testimonianze documentate, ipotesi storiche e narrazioni tramandate nei secoli. Proprio in questa complessità risiede uno dei motivi di maggiore interesse dello studio.
Il volume invita infatti a considerare la storia non come una successione di realtà isolate, ma come un continuo intreccio di esperienze, migrazioni, contaminazioni culturali e trasformazioni collettive.
In questa visione, Matera appare come il luogo simbolico di una possibile sintesi tra antiche comunità, depositarie di memorie, conoscenze e straordinarie energie culturali.
Una prospettiva che conferisce al saggio quasi il respiro di un racconto epico: non soltanto la storia di città e territori, ma quella degli uomini che li hanno attraversati, abitati, trasformati e resi parte di una medesima vicenda mediterranea.
MATERA, LA CITTÀ CHE HA ATTRAVERSATO I MILLENNI
Matera costituisce uno degli esempi più emblematici della straordinaria capacità dell’uomo di adattarsi all’ambiente e di costruire nel tempo forme originali di civiltà. La storia dei suoi insediamenti, la complessità dell’habitat rupestre, le testimonianze archeologiche e la singolare organizzazione dei celebri Sassi raccontano una vicenda umana che attraversa epoche lontanissime.
Il riconoscimento dei Sassi e del Parco delle Chiese Rupestri come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, nel 1993, e la designazione di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 hanno restituito alla città una centralità internazionale che affonda le proprie ragioni nella ricchezza della sua storia.
Ma la grandezza di Matera non consiste soltanto nella bellezza dei suoi luoghi o nell’antichità delle sue testimonianze. Essa risiede soprattutto nella capacità di rappresentare un punto d’incontro tra civiltà, di custodire tracce differenti e di trasformare il proprio passato in un patrimonio culturale vivo e condiviso.
Il saggio dedicato a Methera si inserisce precisamente in questa prospettiva, proponendo nuove riflessioni sulla continuità storica e sulle connessioni tra l’area ionica e l’entroterra lucano.
DA MATERA ALL’ISOLA D’ISCHIA: UNA STORIA DI MIGRAZIONI, ACCOGLIENZA E APPARTENENZA
Ma vi è un altro elemento, particolarmente significativo per la comunità foriana, che rende l’incontro odierno ancora più interessante. Il filo della storia che unisce Metaponto e Matera sembra infatti prolungarsi idealmente fino all’isola d’Ischia e, in particolare, proprio a Forio.
Non si tratta soltanto di suggestioni culturali. Esistono riferimenti storici relativi alla presenza sull’isola di famiglie provenienti da Matera, in un contesto di ripopolamento e trasformazione degli insediamenti ischitani.
Secondo le ricostruzioni dello storico locale Giuseppe D’Ascia, riprese anche in occasione di iniziative istituzionali tra Matera e Ischia, nel XIV secolo gruppi di persone provenienti dalla città lucana avrebbero raggiunto l’isola, contribuendo al ripopolamento di alcune sue aree e insediandosi anche nel territorio dell’attuale Comune di Forio.
Una vicenda che assume particolare interesse se osservata attraverso un elemento ancora oggi presente nella vita quotidiana dell’isola: i cognomi.
Mattera e Matarese, assai significativi nella storia familiare e sociale del territorio ischitano, vengono infatti ricondotti, secondo queste interpretazioni storiche, alla provenienza materana di antichi nuclei familiari.
I cognomi diventano così possibili custodi di memorie lontane, testimonianze linguistiche di spostamenti, appartenenze e legami territoriali che il trascorrere dei secoli non è riuscito completamente a cancellare. Dietro un nome di famiglia può nascondersi un viaggio, una migrazione, una nuova casa, l’incontro tra comunità diverse.
Ed è proprio questa dimensione umana a rendere particolarmente affascinante la ricostruzione delle relazioni tra Matera e Forio. La presenza di antiche famiglie di origine materana nell’isola d’Ischia apre infatti ulteriori prospettive di approfondimento storico, genealogico e antropologico.
Se il rapporto tra Metaponto e Matera appartiene a una dimensione più remota, nella quale si intrecciano fonti antiche, tradizioni e ipotesi di ricerca, quello tra Matera e Ischia trova riscontri in testimonianze relative a epoche successive.
Si tratta dunque di vicende storicamente distinte, ma unite da un tema comune: la mobilità delle popolazioni e la capacità delle comunità di accogliere, integrare e tramandare nuove eredità culturali.
In questa prospettiva, Forio non rappresenta soltanto il luogo nel quale oggi è stato consegnato un libro, ma una comunità che possiede motivi profondi per interrogarsi sulle proprie origini e sulle connessioni con la terra lucana.
UN SAGGIO TRA DOCUMENTAZIONE, MEMORIA E NARRAZIONE POPOLARE
L’opera “…E poi la chiamarono Methera” si propone come un percorso di approfondimento che intreccia documentazione storica, interpretazioni culturali e suggestive testimonianze della tradizione popolare.
Un lavoro che, pur nella sua brevità, affronta questioni di notevole ampiezza e propone una lettura articolata delle relazioni che nel corso del tempo hanno interessato le comunità del Mediterraneo meridionale.
Il valore di una simile ricerca consiste anche nella capacità di suscitare nuove domande. Quali rapporti legavano le popolazioni della costa ionica a quelle dell’entroterra? Quale influenza esercitarono le comunità magnogreche sui territori circostanti? Quali tracce lasciarono gli antichi movimenti di popolazione nelle tradizioni, nei toponimi, nei cognomi e nella memoria collettiva?
E ancora: quanto della nostra identità contemporanea deriva da incontri e contaminazioni di cui abbiamo progressivamente smarrito la consapevolezza?
Sono interrogativi che meritano di essere approfonditi attraverso il dialogo tra storici, archeologi, studiosi delle tradizioni popolari, ricercatori e istituzioni culturali.
Il saggio ha quindi il merito di offrire una prospettiva capace di stimolare ulteriori indagini, valorizzando il patrimonio di conoscenze già acquisito e incoraggiando il confronto sulle questioni ancora aperte.
In questo senso può essere letto anche come un racconto epico delle radici mediterranee, nel quale gli uomini, le migrazioni, le città e le culture diventano protagonisti di una lunga vicenda collettiva.
IL RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI CULTURALI E IL VALORE DELL’INCONTRO DI FORIO
La visita della delegazione dell’OCCSE Magna Grecia all’assessore Davide Laezza assume dunque un significato che supera la dimensione della semplice cortesia istituzionale.
Essa rappresenta un’occasione per avvicinare territori e sensibilità culturali, creando le premesse per un dialogo fondato sulla conoscenza reciproca e sulla valorizzazione delle rispettive eredità storiche.
In tale contesto, merita di essere sottolineato il ruolo svolto dall’associazione culturale Incontrarte, presieduta da Umberto Lucio Amore, nel favorire l’incontro e nel contribuire alla costruzione di relazioni tra realtà associative e istituzionali.
Le associazioni culturali rappresentano infatti una risorsa essenziale per la vita delle comunità. Esse non si limitano all’organizzazione di manifestazioni e appuntamenti pubblici, ma contribuiscono a mantenere viva la memoria dei territori, a promuovere la ricerca, a diffondere la conoscenza e a creare occasioni di confronto tra generazioni e comunità differenti.
Nello stesso tempo, il lavoro portato avanti dall’OCCSE Magna Grecia testimonia l’importanza dell’impegno associativo nella riscoperta e nella divulgazione di un’eredità storica, quella della Magna Grecia, che continua a rappresentare una componente fondamentale dell’identità culturale dell’Italia meridionale.
La consegna del saggio all’assessore alla Cultura di Forio diventa quindi un simbolico passaggio di conoscenze, ma anche un invito a guardare oltre i confini geografici e amministrativi, riconoscendo i profondi legami che uniscono comunità apparentemente lontane.
LA CULTURA COME PONTE TRA PASSATO E FUTURO
In un’epoca nella quale le trasformazioni sociali e la rapidità della comunicazione rischiano talvolta di indebolire il rapporto con la memoria, iniziative come quella odierna assumono un valore particolarmente importante.
Conoscere le proprie origini non significa rifugiarsi nostalgicamente nel passato. Significa, al contrario, acquisire maggiore consapevolezza della propria identità, comprendere le trasformazioni che hanno interessato i territori e riconoscere il contributo offerto dalle diverse comunità alla costruzione della nostra civiltà.
Metaponto, Matera e Forio possono così essere considerate tappe di un ideale percorso della memoria mediterranea, nel quale storia documentata, ricerca e tradizioni si incontrano, pur conservando ciascuna il proprio specifico valore.
La cultura diventa il linguaggio capace di avvicinare queste esperienze, di trasformare la curiosità in conoscenza e di offrire nuove opportunità di collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini.
Sarebbe particolarmente significativo se da questo incontro potessero nascere ulteriori occasioni di studio, presentazioni pubbliche, iniziative didattiche e momenti di approfondimento dedicati soprattutto alle giovani generazioni. Perché un territorio che conosce la propria storia possiede anche strumenti più solidi per immaginare e costruire il proprio futuro.
LE RADICI NON DIVIDONO, MA UNISCONO
La giornata odierna lascia dunque un messaggio culturale di grande attualità. Le identità dei popoli non si sono formate nell’isolamento, ma attraverso incontri, scambi, spostamenti, accoglienze e reciproche influenze.
La storia del Mediterraneo è, prima di ogni altra cosa, la storia di una straordinaria circolazione di uomini e idee.
E proprio questa storia sembra riaffiorare nelle pagine del saggio dedicato a Methera, un’opera che invita a rileggere con sensibilità e spirito critico i rapporti tra Metaponto e Matera, aprendo al tempo stesso una riflessione più ampia sulle connessioni culturali dell’Italia meridionale.
L’incontro di Forio aggiunge idealmente un nuovo tassello a questo mosaico, richiamando l’attenzione su una comunità isolana nella quale sono ancora vive tracce e memorie di antichi rapporti con la terra materana.
Da Metaponto, città di Pitagora, alla Matera dei Sassi, fino alle coste di Forio, si delinea così un affascinante itinerario attraverso la storia, la filosofia, le migrazioni e la memoria dei popoli.
Un itinerario che merita di essere conosciuto, approfondito e raccontato. Perché la vera ricchezza di una comunità non risiede soltanto nei monumenti che conserva, ma anche nella capacità di riconoscere, custodire e trasmettere le vicende umane che hanno contribuito a formarla.
Ed è forse proprio questo il messaggio più profondo che l’incontro di oggi consegna alla comunità foriana: la consapevolezza che, dietro ogni luogo, ogni nome e ogni tradizione, si nascondono pagine di una storia molto più grande, capace di attraversare il tempo e di unire le sponde del Mediterraneo.
Una storia che appartiene a tutti noi e che continua a vivere ogni volta che qualcuno sceglie di riscoprirla, studiarla e tramandarla.
*Presidente dell’associazione culturale Incontrarte