L’antologia del centenario: la scrittrice tra giornalismo, Napoli e dimensione europea
Nell’appressarsi del centenario della morte di Matilde Serao (Napoli, 25 luglio 1927), Lorenza Rocco Carbone firma Antologia di Matilde Serao. La scrittura della “Cara Matilde”, un’ampia raccolta di 463 pagine pubblicata da Kairós Edizioni, con le prefazioni di Alberto Granese e di Carlo Di Lieto. È l’ultimo tassello di un lungo percorso di studio. Saggista e critica letteraria, specialista di Donna e Letteratura, direttrice della rivista bimestrale «Silarus», Rocco Carbone aveva già dedicato alla scrittrice Cara Matilde. La Serao, la scrittura, la vita. Uscito nel 2008 sempre per Kairós, il volume è stato premiato nell’edizione 2017 con il Premio “I Murazzi” ed è tornato nel 2025 in una terza edizione. La nuova opera nasce da lì, con un’ambizione dichiarata già in quarta di copertina: portare la Serao fuori dagli «angusti ambiti del regionalismo» e proiettarla in una dimensione europea.
L’impianto è chiaro. L’introduzione, “Perché un’antologia seraiana?”, ricorda che la Serao fu cofondatrice con Scarfoglio del «Corriere di Roma», del «Corriere di Napoli» e de «Il Mattino», e unica donna a fondare e dirigere un quotidiano politico a Napoli, «Il Giorno». Con sessanta libri e centosessanta novelle alle spalle, è una figura che la curatrice legge nel suo doppio binario di giornalista e narratrice. Le sezioni seguono i grandi nuclei tematici. Si parte da “L’amore per Napoli”, con Leggende napoletane, Il Ventre di Napoli, Il Paese di Cuccagna e Sterminatore Vesevo. Si passa poi a “La sensibilità verso le donne e l’infanzia”, con Piccole anime, Fantasia, La virtù di Checchina e il diario femminile di guerra. Seguono le pagine della Palestina, tra Nel paese di Gesù e la Via Dolorosa, e infine una sezione sulla “poliedricità della scrittura”, che arriva ai testi sui fiori.
Il pregio maggiore è la scelta di non fermarsi ai titoli «proverbiali». Rocco Carbone invita a considerare anche le opere cosiddette laterali, trascurate da una critica spesso stanca. Ne risulta il ritratto di una scrittrice divisa tra due anime, l’amicizia con Eleonora Duse e con la regina Margherita da un lato, l’amore per la plebe napoletana dall’altro. La curatrice insiste sulla categoria del «doppio» come chiave di tutta la sua vita e della sua opera.
L’antologia sa anche essere attuale. Il richiamo a Paolo Sorrentino e alla sua Parthenope collega la sirena di Serao al cinema di oggi. Le pagine di Sterminatore Vesevo, cronaca dei giorni dell’eruzione del 1906, parlano alle emergenze contemporanee. E la curatrice si chiede perché la Serao non sia proposta come modello nei corsi di giornalismo.
Il testo scelto per aprire il percorso è quello giusto: la “Leggenda dell’amore” con Parthenope e Cimone, Virgilio «mago» e i quattro fratelli mutati in colli.
Il libro è denso e, per la mole, si legge a tappe. Ma è proprio questo il suo fascino: lo si apre dove capita, e ogni pagina ci riporta una voce viva. Confesso che mi sono lasciata prendere. Tra le leggende di Parthenope e le cronache dell’eruzione, tra le piccole anime dei bambini e il dolore delle donne in guerra, ho ritrovato una scrittrice che ci parla come se fosse nostra contemporanea. «Scrivere, scrivere, scrivere, questo è il mio mestiere e lo farò fino alla fine», diceva. Cent’anni dopo, chi fa questo mestiere non può non sentirsela vicina.
È un’antologia bella, perché restituisce la Serao nella sua interezza, con le sue due anime e la sua umanità. È attuale, perché parla di emergenze, di diseguaglianze, di responsabilità civile, di donne che si prendono il loro posto nel mondo. Ed è generosa: venticinque euro per quasi cinquecento pagine di buona letteratura, curate con passione e competenza.
Per questo la consiglio a chi studia e a chi insegna, a chi fa il giornalista e a chi ama Napoli, ma anche a chi non ha mai letto la Serao e non sa da dove cominciare. Regalatelo, o regalatevelo. Nell’anno del centenario, è il modo più bello per dirle: cara Matilde, siamo ancora qui a leggerti.