“Popoli nativi in guerra” una mostra al Museo della Memoria

Campagna – “Popoli nativi in guerra” é la mostra inaugurata oggi al Museo della Memoria e della Pace “Giovanni Palatucci”.

“Popoli nativi in guerra”

L’evento espositivo della 45ª divisione di fanteria nasce dalla collaborazione tra l’ Università dell’Oklahoma, il  45th Infantry Division Museum,  il National Cowboy and Western Heritage Museum ed il MOA, per ripercorrere le tappe e le traversie della  45ª divisione di fanteria nel corso della seconda guerra mondiale.

Si trattò di un lungo viaggio, dalla Sicilia alla Germania.

Attraversarono la Piana del Sele e i luoghi dell’Operation Avalanche.

Quei soldati liberarono il campo di Dachau, il lager nel quale, dopo l’ arresto e le torture dei nazisti, fu internato anche Giovanni Palatucci.

La  45ª divisione di fanteria fu la prima ad entrare a Campagna.

In queste terre la divisone alleata ebbe un ruolo fondamentale.

Al di là dagli aspetti militari l’evento espositivo evidenzia una particolarità della 45esima  Divisione: in essa era presente il numero più elevato di indiani d’America di tutto l’esercito degli States.

 Giuseppe Fresolone racconta: “Uno di questi, Brumnett Echowack originario della tribù Pawnee – che nel dopoguerra diventerà un noto artista nonché attore e speaker radiofonico di successo – appartenente al 179° Reggimento della 45ª, realizzò  dei disegni a matita  rappresentativi di importanti momenti di guerra e di vita della sua esperienza in guerra consumatasi tra la Sicilia ed Anzio, rappresentativi del ruolo e del vissuto dei soldati nativi appartenenti ai vari eserciti alleati”.

 

La mostra intercetta le storie di eroi tra gli indiani d’America.

Si tratta di Ernest Childers (Muscogee Creek) e Jack Montgomery (Cherokee).

 

 

Perché gli Indiani d’America si arruolarono?

Come fu accolto il loro sacrificio dagli Stati Uniti e dagli Stati in cui combatterono?

Sono queste le ragioni principali della ricerca storica che intende far luce sulle ragioni per cui gli Indiani d’America pur “profondamente offesi dalla loro nazione” si arruolarono e divennero patrioti ed eroi.

 

La riconciliazione degli Indiani d’America

“Documenti e immagini della  mostra, che avviano tale importante e lunga opera di studio e ricerca,  suggeriscono fin da ora che, qualunque cosa li abbia motivati,  il loro servizio include atti di perdono pratico e individuale e una rielaborazione del concetto di nazione – osserva Giuseppe Fresolone –  a partire da quella che ne aveva tentato di cancellare la cultura, forse finanche la presenza,  e alla quale, paradossalmente,  sentivano di appartenere”.

E’ possibile visitare la mostra tutti i giorni dalle ore 9, 00 alle ore 13.00 fino a fine marzo 2024.  

“Popoli nativi in guerra” una mostra al Museo della Memoria

 

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di Ornella Trotta

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