di Egidio Marchetti

 

 

L’ennesimo episodio di cronaca racconta l’assurda morte di un musicista napoletano, Giovanbattista Cutolo, ucciso da un minorenne per dei futili motivi.

Una vasta folla di cittadini è scesa in piazza per chiedere che sia fatta giustizia.

Un segnale forte, non il solito corteo di protesta, di contestazione e di bandiere logore, ma una presa di coscienza della maggioranza silenziosa che ogni giorno subisce soprusi e che assiste impotente alla degenerazione della convivenza civile.

Una sorta di contrapposizione tra mondi diversi, quello di Gomorra e quello dei Giusti, in una lotta tragica e crudele che fa impallidire la metafora scarpettiana di “miseria e nobiltà” .

Occorre chiedersi se non sia arrivato il momento di emulare questa mobilitazione, riappropriandosi di uno spazio occupato abusivamente nella società,
non solo nelle strade, ma a scuola, nelle aziende, negli uffici pubblici, negli ospedali, negli ordini professionali, nell’informazione, nelle istituzioni.


Soprattutto non come evento postumo ai delitti, quanto piuttosto, come atteggiamento costante e quotidiano, di presenza attiva e non di semplice testimonianza.

 

C’é bisogno di normalità

Questo Paese ha bisogno di “normalità”, non di misure eccezionali, di buoni esempi e di merito, ma anche di indignazione per i furbi, gli arroganti, i violenti, i corrotti, ripristinando una minima scala dei valori, oscurando dal web, dalla tv e dal cinema certe diseducative mostruosità. Dando risalto e spazio a chi davvero porta avanti le piccole e grandi battaglie quotidiane.

I veri eroi dell’umanità

I veri eroi dell’umanità, quelli che favoriscono il progresso, che costruiscono valori, diffondono la cultura, promuovono il benessere, siano essi padri e madri di famiglia, insegnanti, operai e imprenditori, volontari, scienziati.

Se questo assassino durante la sua esistenza avesse comprato dei libri e degli strumenti musicali, invece di una pistola, probabilmente oggi sarebbe un’altra persona, avremmo una vita in più in circolazione, risparmiando lacrime e lutti.

Senza dubbio anche lui è una vittima che si è trasformato in carnefice, cresciuto ed educato male in un ambiente familiare e sociale dai princìpi capovolti,
dove il potere ed il denaro conquistati con la sopraffazione e la violenza, regalano uno status di onnipotenza.
 

Occorre scardinare questo teorema perverso, spezzando la scellerata catena tra cause ed effetti, evitando di lasciare le piazze ai demoni del male, curando la loro anima con la cultura e la responsabilità.

La cura che viene dalla cultura


Non è mai troppo tardi per iniziare, facendo in modo che il lato migliore dell’umanità si estenda il più possibile, illuminando con la ragione le tenebre del male.
Questo presuppone uno Stato forte ed autorevole, coerente con le prpprie intenzioni. Disposto a colmare il vuoto assoluto di ignoranza ed a prosciugare l’immenso serbatoio di soldi in cui nuotano e si moltiplicano i criminali, talmente grande, da alimentare anche una parte dell’economia reale.

 

La lezione di Falcone

Applicando la lezione di Giovanni Falcone: “segui il denaro e troverai la mafia”.
Affinchè la lotta alla delinquenza non sia solo di facciata, utilizzando sdegnati slogan ad effetto e controlli fatti solo sulla carta , con l’accettazione ipocrita e fatalista dei due mondi, distinti ed apparentemente distanti, ma che si tengono rassegnatamente insieme.

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