CAMPAGNA — Una città che nel 1545 aveva già una tipografia, perché si erano create le condizioni culturali, sociali ed economiche perché un’esperienza del genere potesse nascere.
E’ questo uno dei passaggi più significativi della sua lectio dedicata alla storia di Campagna, tenuta ieri, venerdì 7 agosto, alle 19, nella chiesa di San Giovanni Battista, lungo Corso Umberto I, nel cuore del centro storico. L’incontro, dal titolo «Alla scoperta di Campagna. Storia, cultura e memoria», è stato promosso dalla Pro Loco Città di Campagna in collaborazione con l’Associazione ETS Città di Campagna.it, con l’obiettivo di rileggere il passato della città per comprenderne il presente e immaginarne il futuro.
Luongo si è soffermato sulle stagioni di crescita, ma anche sui momenti di crisi che hanno segnato profondamente la comunità.
Uno dei più drammatici fu quello della peste del 1656, quando la popolazione di Campagna si ridusse di circa un terzo. Alla crisi demografica e sociale si aggiunsero le conseguenze delle tensioni che avevano attraversato il Regno di Napoli dopo la rivolta di Masaniello. Furono decenni difficili, dai quali la città riuscì però lentamente a risollevarsi.
La ripresa si consolidò nel corso del Settecento. Campagna tornò a crescere e proprio in quel secolo fu avviata la realizzazione dell’attuale Corso Umberto I, opera iniziata nel Settecento e completata nel corso dell’Ottocento.

Nella costruzione dell’assetto sociale e politico della città ebbe un peso decisivo anche Melchiorre Guerriero, che aveva favorito l’alleanza tra il clero e l’aristocrazia locale. Un equilibrio destinato progressivamente a modificarsi nel corso del XVIII secolo, anche per effetto di una crescente mobilità sociale.

Un ruolo fondamentale venne svolto dal Seminario, che nel Settecento si affermò come importante centro di cultura e formazione. Alla fine del secolo Campagna contava circa settemila abitanti e si affacciava sull’Ottocento con un patrimonio istituzionale, culturale e sociale considerevole.
Fu proprio con il periodo napoleonico che la città tornò ad assumere un ruolo di primo piano. Campagna partecipò alla stagione della rivoluzione giacobina schierandosi con il fronte repubblicano, mentre la vicina Eboli si collocò sul fronte sanfedista.
Con l’arrivo dei francesi, Campagna ottenne il riconoscimento di capoluogo di distretto, in una provincia di Salerno suddivisa allora in quattro distretti, e divenne anche sede della Sovrintendenza.
La legislazione francese abolì il sistema feudale e introdusse un nuovo assetto amministrativo. Le competenze che precedentemente appartenevano al feudo passarono alla municipalità, la cui sede venne collocata nell’attuale palazzo comunale.
Fu una trasformazione profonda, che riguardò anche l’assetto urbano.
Campagna cercò di adeguarsi al nuovo ruolo amministrativo: fu realizzato un nuovo ingresso alla città, venne costruito il Ponte Nuovo, furono ampliati alcuni percorsi e realizzata la Strada Nuova. Nacque anche Largo Sant’Antonio.
In quegli anni la città attirava funzionari, impiegati e nuove famiglie legate alle strutture amministrative. La sua funzione istituzionale si rafforzò ulteriormente quando, nel 1878, Campagna ottenne il Distretto militare.
Rimaneva, tuttavia, un problema destinato a pesare sempre di più: quello dei collegamenti.
Si tentò di far passare la ferrovia attraverso San Vito, ma il progetto non andò in porto. Si riuscì comunque a ottenere una stazione a Persano. Era un risultato importante, ma non sufficiente a inserire Campagna nei grandi assi delle comunicazioni moderne.
L’isolamento infrastrutturale avrebbe progressivamente inciso sulle prospettive della città.
Nel 1922 Campagna tornò a essere sede di diocesi con monsignor Cesarano e nel 1935 fu inaugurato l’Istituto magistrale, destinato a rappresentare per decenni un importante riferimento culturale e formativo.
Ma già durante il periodo fascista iniziò un progressivo declassamento istituzionale. Il declino, come ha spiegato Luongo, non fu improvviso: fu lento e graduale.
Il momento più traumatico arrivò con il terremoto del 1980.
Campagna rischiò allora, in senso urbanistico e sociale, quasi di scomparire. Il sisma accelerò processi di spopolamento del centro antico e di trasferimento verso le zone periferiche e le frazioni.
Da allora il dato demografico ha conosciuto una dinamica apparentemente contraddittoria: la popolazione comunale è passata da circa 11 mila a 18 mila abitanti, ma la crescita ha riguardato soprattutto le frazioni, mentre il centro storico ha continuato a perdere centralità.
Ed è proprio qui che la lezione di storia si è trasformata in una riflessione sul presente.
Campagna, ha sottolineato Luongo, ha ancora carte importanti da giocare. Ci sono la Chiena, il Museo della Memoria e della Pace, il patrimonio architettonico, le chiese, il centro antico, il paesaggio e una stratificazione storica che poche realtà possono vantare.
Ma tutto questo, da solo, non basta.
La possibilità di una rinascita passa, secondo lo storico, dalla capacità di superare l’isolamento e di fare rete.
Campagna deve saper dialogare con le realtà turistiche e culturali che la circondano, costruendo relazioni con territori già capaci di attrarre visitatori, come Buccino e Padula, e inserendosi in circuiti più ampi, nei quali il patrimonio della città possa diventare parte di un’offerta territoriale integrata.
Campagna e la sua storia, Rubino Luongo: ”Ora deve rinascere”