di Italo Cernera

Baldassarre aveva il dono dell’eleganza, sapeva mettere le persone, le cose, le parole una accanto all’altra. Ispirava a pensare al congiuntivo. A cogliere l’esperienza in azione e la ricerca di come migliorarla.                                                                                                                              La Scuola, per Baldassarre, è un bene rifugio dove ogni persona- docente, studente, adulto, ragazza- può e deve raccontarsi come un soggetto dotato di coscienza, intenzionalità che sente il bisogno di attribuire senso e trasmetterlo intorno. I  campi di significato, le discipline di studio sono il dunque curricolare, per Baldassare, in un approccio narrativo, in un ambiente collettivo in cui essere visti e riconosciuti dagli altri. La narrazione è una pratica indispensabile a tutte le discipline scientifiche e umanistiche: dietro ai proverbi, alle ipotesi della scienza, alle osservazioni-astrazioni simboliche, alle riflessioni filosofiche, alle parole,  soggiace la memoria dell’esperienza umana disposta nel tempo. E la scuola si trasforma in comunità di intelligenze, di letteratura, di scienze, di cose belle da abitare, biografie esemplari. La narrazione facilità l’acquisizione del sapere. Genera energia, prendersi cura. Fa leva sulla zona disviluppo potenziale di ciascuno.    

   

Educare al comprendere e il senso dell’imparare                                      

L’organizzazione, l’evento didattico, il linguaggio  innescano processi di elaborazione, comprensione. Discutendo si impara, in un contesto costituito dall’insieme delle parti che lo  compongono e dal loro reciproco influenzarsi. A includere le innovazioni  artificiali con il cuore e la

Le azioni didattiche non hanno senso di per se stesse, non sono isolabili; hanno senso in un campo, in un contesto di pensieri, di idee. Ogni concetto, ogni argomento, degno di essere insegnato, può essere affrontato in modi diversi per agevolare i punti di accesso di ogni studente  al comprendere.  E’ colui che ascolta, non colui che parla, che determina il significato di una enunciazione.Usare una pluralità di approcci (esperienziale, estetico, logico-quantitativo, narrativo, filosofico-concettuale..) significa aprire più finestre per intercettare la molteplicità delle intelligenze in una classe. La comprensione piena di un concetto, a prescindere dalla sua complessità, non può scaturire da una sola modalità di conoscenza e/o rappresentazione.                                                                                     Era in questo solco la cultura educativa di Baldassarre a sottolineare la necessità di  dare fiato e parola a insegnanti e studenti in una visione democratica attraverso lo studio e la ricerca a rendere sinonimi insegnare e imparare. A costruire  comunità  in cui l’agire delle persone viene collocato in uno specifico tempo e spazio, dotato di motivazioni e reciprocità, connotato di significati riconoscibiliivi compreso poter esporre su pareti metaforichee digitali i capolavori personali o di gruppo. Don Milani, Vygotskij, Bateson, Gardner ….erano i punti di riferimento per il maestro Baldassarre: l’intellettuale, il carisma che attrae, influenza,dirige …. a costruire scuola di realtà, capace di  incuriosire sul mondo e sul modo di farne parte.                                                                                E quella volta che partimmo alle 4 del mattino, destinazione Spoleto, per incontrare e ascoltare Jerome Bruner che conoscevamo attraverso i libri, l’unica persona a cui abbiamo chiesto autografo.

     Fin da ragazzo, Baldassarre, abituato all’odore del grano, era sensibile alle questioni sociali, la terra ai contadini, l’ambiente, la civiltà, la dignità come quaderni di lettura e scrittura  sempre aperti. Baldassare sapeva esporsi senza mai girarsi dall’altra parte: la scuola, il territorio, la legalità, il prossimo ci riguardano, sono la nostra patria… a testimoniare il poeta Perrella: “ Per noi la Patria ha più vasti confini perché sappiamo cos’è una siepe”. E sempre dalla memoria dei campi seminati e strascënatë vengono le sonorità, le parole dell’antica lingua osco-italica delle nostre valli lucane e campane che  Baldassare ha raccolto e lavorato fino a qualche settimana fa. Acchjittë, muzzëkë a bëzzeffë che riportano le   radici e i rami della nostra identità. Baldassarre sarà con noi alla presentazione.

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di admin

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