CAGGIANO. C’è un momento esatto, nel cuore del borgo antico di Caggiano, in cui il tempo smette di scorrere in linea retta e si avvolge in una spirale eterna. È accaduto tra sabato 24 e domenica 25 gennaio, quando l’aria gelida della montagna è stata squarciata dal candore dei mantelli dello SCMOTH 1804 OSMTJ (Supremus Civilis et Militaris Ordo Templi Jerosolymittani).
Non è stata una rievocazione, ma un risveglio: il ritorno di un’antica tradizione che si fa carne, giuramento e destino guidata dal Magnus Magister Ordinis Roberto Amato Johannes con il patrocinio del Comune di Caggiano.


A Palazzo Morone: da de Molay a Giordano Bruno
Il viaggio è iniziato sabato sera, tra le mura possenti di Palazzo Morone. Qui, l’intervento del Professor Panfili ha tracciato un solco profondo, unendo la precisione della fisica all’ardore della filosofia. Il tema della conferenza era il Fuoco, inteso come memoria purificatrice e potere trasformativo. Un elemento che lega indissolubilmente il sacrificio di Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro arso sul rogo a Parigi, alla figura di Giordano Bruno, l’apostolo del pensiero libero.
Il fuoco dei Templari non distrugge: custodisce. In questa dialettica tra calore e luce si è inserito il legame ideale con Vettor Pisani, l’artista che ha fatto dell’alchimia e dell’esoterismo il centro del suo universo. Grazie alla costante presenza sul territorio della Fondazione Morra, che tre anni fa decise di spostare l’archivio di Pisani proprio in quelle stanze, l’ombra dell’artista sembrava muoversi tra i presenti, ricordandoci che l’arte e la cavalleria attingono alla stessa fonte, la ricerca di un “Assoluto” che brucia senza consumarsi mai.


L’Investitura: un viaggio di sguardi, parole e spade scintillanti
Ma è nel rito dell’investitura di 4 nuovi Cavalieri e una nuova Dama che il pathos ha raggiunto il suo apice.
Che cosa spinge oggi un uomo o una donna a scegliere la via della Cavalleria? È un viaggio interiore, un cammino solitario che a un certo punto della vita decidi di condividere con l’Altro. È la consapevolezza di non essere soli nel tempo.
Al Castello del Guiscardo, dal 2021 sede nazionale del Gran Priorato Magistrale d’Italia SCMOTH, domenica mattina si è ripetuto l’atto formale, solenne e gravido di responsabilità. È la continuità di un’antica tradizione che poggia sull’unica vera colonna: l’Eggregora Templare dei 9 antenati fondatori diretta dal Gran Maestro Amato. In quel silenzio rotto solo dal fruscio dei mantelli, si sentiva il peso dei secoli che partono da Gerusalemme, dal cuore del Tempio di Salomone, per arrivare intatti fino a noi.
In quegli occhi, lucidi di commozione e fierezza, non c’era folklore, ma il peso nobile di un giuramento: quello di essere custodi di una luce che non deve spegnersi.

Il convivio dei Cavalieri: l’archeologia del gusto di Luciano Petrizzo
Dopo la solennità del rito, il viaggio nel tempo è proseguito a tavola, nella splendida cornice della Locanda Severino. Qui, i Cavalieri hanno vissuto un’esperienza sensoriale unica grazie a un menù medievale preparato da Luciano Petrizzo. Definire Petrizzo semplicemente uno “chef” sarebbe riduttivo: egli è un vero chef antropologo, un ricercatore che ha dedicato la vita allo studio delle radici alimentari e delle tradizioni perdute del Mezzogiorno.

Nelle sue portate, Petrizzo ha saputo evocare l’essenza della cucina dei secoli bui (ma luminosi di sapore), riportando in vita ingredienti dimenticati e tecniche di preparazione che profumano di terra e di storia. La sua è una “cucina della memoria” che non si limita a sfamare, ma educa al recupero di un’identità rurale e sacra, trasformando il pranzo in un’estensione del rito cavalleresco stesso.

La Mansio e il futuro: il saluto del sindaco di Caggiano
Caggiano, però, non vuole solo ricordare; vuole sapere. Durante il suo saluto carico di orgoglio cittadino, il Sindaco Modesto Lamattina ha ufficializzato una svolta che profuma di futuro: l’avvio di una collaborazione stretta con l’Università Vanvitelli; un sostegno ulteriore ad un legame che la tradizione orale tramanda da generazioni.


Il borgo medievale non si limita a ospitare i Templari; rivendica la sua natura di “Terra del Tempio”. La scienza ora si appresta a dare ragione al mito, scavando nel terreno per trovare le radici di quel “viaggio” iniziato mille anni fa. Tra il fuoco della conoscenza, la solennità del giuramento e i sapori antichi di Luciano Petrizzo, i Cavalieri Templari dimostrano ancora una volta che la Cavalleria è una forza viva, capace di nutrire ancora oggi lo spirito e il corpo.