di Maira Cataldo *

Il bello è che il corpo non è contro di te: cosa succede davvero durante il dimagrimento

Quando si decide di dimagrire, il desiderio di ottenere risultati rapidi è comprensibile e molto comune. Le diete drastiche promettono trasformazioni veloci e la tentazione del “tutto e subito” è fortissima, ma a quale costo? La bilancia non ci racconta tutto: perdere peso non significa necessariamente migliorare la propria salute e la propria composizione corporea.

 

Durante un percorso di dimagrimento, infatti, non si perde soltanto il grasso corporeo, ma anche la massa magra e… quando la restrizione calorica è troppo aggressiva – soprattutto in assenza di un adeguato apporto proteico e di un allenamento contro resistenza – la perdita di massa muscolare può diventare significativa, con conseguenze che vanno ben oltre l’aspetto estetico. Una buona quantità di massa muscolare contribuisce, infatti, a migliorare la sensibilità insulinica, a indirizzare meglio i nutrienti verso il tessuto muscolare piuttosto che verso quello adiposo, a mantenere la forza e la funzionalità e a sostenere il dispendio energetico. Ecco perché un dimagrimento efficace non dovrebbe puntare semplicemente a “pesare meno”, ma a preservare il più possibile la massa magra mentre si riduce il grasso corporeo.

Il corpo, inoltre, interpreta il deficit calorico come una potenziale minaccia e si prepara a fronteggiarla con tutti i mezzi che ha a disposizione. Pertanto, può sembrare che si opponga al dimagrimento, ma non si tratta di un autosabotaggio, come si potrebbe erroneamente pensare. Il motivo ha molto a che fare con il modo e il contesto in cui il nostro organismo si è evoluto.

Per migliaia di anni la vera minaccia non era l’eccesso di cibo, ma la scarsità: le risorse alimentari erano limitate, meno dense dal punto di vista energetico e non immediatamente disponibili, il che rendeva necessario muoversi costantemente per procurarsi il cibo. In un ambiente di questo tipo – diametralmente opposto a quello attuale, definito obesogeno – l’organismo era frequentemente esposto a periodi di restrizione energetica e la probabilità di accumulare un eccesso di grasso corporeo era minima. Dal punto di vista evolutivo, perdere peso significava perdere preziose riserve energetiche necessarie per affrontare possibili periodi di carestia. Per questo motivo, il nostro organismo ha sviluppato sofisticati sistemi di difesa. Quando il cibo diminuisce, il corpo tende a risparmiare energia (diminuiscono i movimenti spontanei quotidiani, l’organismo diventa progressivamente più efficiente nel consumare energia e mantenere il calo di peso diventa più difficile) e ad aumentare gli stimoli che favoriscono la ricerca del cibo (aumenta la spinta a mangiare, mentre diminuisce il senso di sazietà dopo i pasti). Più la restrizione calorica è aggressiva, più tali meccanismi adattativi tendono a intensificarsi.

 

Quando il dimagrimento viene affrontato come una fase temporanea fatta di rinunce estreme, il risultato potrebbe anchefunzionare nel breve periodo, ma il rischio di recuperare il peso perso aumenta. Il problema emerge soprattutto quando l’alimentazione torna a essere meno rigida e in questa fase il corpo cerca di recuperare ciò che ha perso. Tuttavia, il grasso corporeotende a essere recuperato più rapidamente rispetto alla massa muscolare, rendendo più probabile il famoso effetto yo-yo: il risultato può essere un ritorno al peso iniziale – o addiritturasuperiore – con una composizione corporea peggiore rispetto a quella di partenza.

 

Il vero successo, quindi, non consiste nell’ottenere il calo di peso più rapido possibile, ma nel creare le condizioni ottimali perpreservare maggiormente la massa muscolare, per non innescareadattamenti difensivi troppo marcati e per permettere al risultato di permanere nel tempo.

 

Pertanto, un dimagrimento sano richiede un percorso graduale, con un deficit calorico preferibilmente moderato, che consenta di lavorare anche sulle abitudini alimentari, migliorare l’aderenza nel lungo periodo e rendere il cambiamento più sostenibile. La dieta deve essere ben bilanciata, con una quota adeguata di proteine, e deve necessariamente tener conto anche del benessere psicologico della persona, senza escludere in modo rigido alimenti gratificanti.È importante, infine, mantenere un buon livello di movimento quotidiano spontaneo e, se possibile, praticare attività fisica programmata, in particolare contro resistenza.

 

Il corpo non sta tradendo chi cerca di dimagrire: sta semplicemente mettendo in atto meccanismi che, per millenni, hanno favorito la sopravvivenza, e comprenderli permette di affrontare il percorso con maggiore consapevolezza, evitando strategie drastiche e puntando invece su abitudini compatibili con la vita quotidiana e sostenibili nel tempo.

Biologa nutrizionista

 

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di admin

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