C’è un’idea precisa, quasi ostinata, dentro Radici e rami della lingua: quella secondo cui le parole non siano soltanto strumenti per comunicare, ma tracce vive della storia dei popoli. È da questa intuizione che prende forma il volume firmato da Italo Cernera e dal coautore Baldassarre Chiaviello, pubblicato da Villani Editore e dedicato ai territori del Diano, del Cilento, del Sele e della Lucania.

Nel corso della nostra intervista Web TV parleremo proprio di questo libro, del suo impianto culturale e della ricerca che gli autori hanno portato avanti intrecciando linguistica storica, antropologia, archeologia, mitologia e memoria popolare. Un lavoro che prova a risalire alle radici più profonde della lingua dell’Italia centro-meridionale, partendo in particolare dall’eredità della lingua osca e dal suo lascito ancora presente nei dialetti contemporanei.

Il volume si apre con una riflessione sulle prime società agricole dell’area mediterranea e anatolica, nelle quali il ruolo della donna viene descritto come centrale: generatrice di vita, guaritrice e guida spirituale. Da lì prende avvio un percorso che attraversa culture, migrazioni, fusioni linguistiche e trasformazioni storiche, mostrando come la lingua sia il risultato di continui incontri tra popoli e civiltà.

L’indice del libro restituisce bene la vastità del progetto. La prima parte, dedicata alla “lingua osca nei dialetti centro-meridionali”, affronta temi come la cultura occidentale legata al grano, gli idronimi, la civiltà agro-pastorale dell’Appennino, le parole provenienti dalla pastorizia, il rapporto tra Campani e Lucani, il substrato osco-umbro nei dialetti meridionali, i toponimi e il passaggio “dall’osco all’italiano”.

La seconda parte entra invece nel terreno della fonetica, della grammatica e del lessico, soffermandosi sugli elementi fonetici, sulle parti del discorso, sulle sfumature semantiche e sui detti popolari, quasi a voler mostrare come il linguaggio quotidiano custodisca ancora oggi memorie antichissime.

Infine, nella sezione conclusiva, significativamente intitolata Parole in cammino, il libro assume il tono di una grande raccolta di voci, espressioni e termini che testimoniano una sorprendente continuità culturale e linguistica tra passato e presente.

Il lavoro di Chiaviello e Cernera si distingue anche per il metodo: non uno studio freddamente accademico, ma una narrazione fluida, costruita con attenzione filologica e insieme con forte sensibilità divulgativa. La lingua viene raccontata come “memoria viva di società, culti preistorici, scambi tra popoli, dominazioni e resistenze”, in un intreccio continuo tra storia e identità.

Purtroppo il coautore Baldassarre Chiaviello non ha avuto il tempo di presentare pubblicamente questo lavoro. Dirigente scolastico in quiescenza e figura molto stimata nel mondo della scuola e della cultura territoriale, Chiaviello ci ha lasciato poco prima degli incontri dedicati al volume. Per questo la presentazione del 22 maggio al Liceo Scientifico “Gallotta” di Eboli ha assunto anche il valore di una commemorazione intensa e partecipata. Nel corso della cerimonia, la sua memoria è stata ricordata con grande rispetto e commozione, quasi a sottolineare quanto questo libro rappresenti anche il compimento di un percorso umano e culturale condiviso con l’amico fraterno e collega Italo Cernera, che oggi intervistiamo.

Nel corso dell’intervista, Cernera ci accompagnerà dentro questo viaggio tra parole, radici e territori, raccontando il senso profondo di un’opera che prova a restituire dignità culturale e storica ai dialetti e alle tradizioni linguistiche del Sud Italia.

stampa

di Ornella Trotta

Condividi
Potrebbe anche interessarti