ASCEA – Un re di Svezia, la passione per l’archeologia e il richiamo del Mediterraneo. È lungo questo filo, capace di unire il Nord Europa alle coste del Cilento, che si è sviluppato l’incontro dedicato al libro di Gaetano Fierro, Mediterraneo, «mitt kära». Sulle tracce di re Gustavo VI Adolfo di Svezia in viaggio nella Magna Grecia, presentato ieri, giovedì 13 agosto, alla Fondazione Alario per Elea-Velia, ad Ascea.

Ha moderato Rosalia Tancredi.

Gaetano Fierro
Stefano Sansone
Bartolomeo Lanzara

Alla conferenza sono intervenuti il sindaco di Ascea Stefano Sansone, la professoressa Maria Rosaria Trama, il presidente della Pro Loco Luigi Rizzo e l’avvocato Bartolomeo Lanzara insieme all’autore. Un appuntamento che ha riportato l’attenzione su una pagina forse poco conosciuta della storia di questo territorio e, soprattutto, sul rapporto tra Elea-Velia e una delle figure più singolari della monarchia europea del Novecento.

La platea

Gustavo VI Adolfo di Svezia, re dal 1950 al 1973, fu infatti molto più di un sovrano appassionato d’arte. Cultore dell’antichità e dell’archeologia, frequentò l’Italia e i luoghi della civiltà classica, facendo del Mediterraneo uno degli spazi privilegiati dei propri interessi culturali. Ed è proprio seguendo le sue tracce nella Magna Grecia che Fierro costruisce il racconto del volume.

Maria Rosaria Trama
Luigi Rizzo presidente Pro Loco

Non soltanto, dunque, la ricostruzione di un viaggio. Attraverso la figura del sovrano svedese emerge un Mediterraneo inteso come luogo d’incontro, capace di superare confini geografici e nazionali. Da una parte la Svezia, dall’altra il Mezzogiorno d’Italia; nel mezzo l’archeologia, la memoria e una comune appartenenza alla cultura europea.

In questo percorso Elea-Velia assume inevitabilmente un ruolo centrale. La città di Parmenide e Zenone torna a essere non soltanto un sito archeologico da conservare, ma un luogo dal quale continuare a interrogare il presente. La presenza di Gustavo VI Adolfo in questi territori diventa così anche il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla capacità del patrimonio storico di produrre nuove relazioni culturali.

La serata alla Fondazione Alario ha mostrato come anche una vicenda apparentemente lontana possa parlare al presente. Il viaggio di un sovrano svedese nel Sud d’Italia diventa l’occasione per riscoprire una vocazione antica del Cilento: essere terra di passaggi, incontri e contaminazioni.

E forse è proprio questa l’immagine che rimane al termine dell’incontro: un Mediterraneo che non separa il Nord dal Sud dell’Europa, ma li mette in comunicazione. Con Velia ancora una volta al centro, non soltanto come custode delle rovine del passato, ma come luogo nel quale la storia può continuare a generare futuro.

stampa

di Ornella Trotta

Condividi
Potrebbe anche interessarti