Napoli- Vecchie e nuove povertà, in
«Nessuno dovrebbe essere costretto a vivere sotto la soglia della dignità». In un Paese dove la parola “povertà” è quasi scomparsa dal dibattito pubblico le politiche come il sostegno al reddito e la tutela degli ultimi, sembrano oggi finite ai margini dell’agenda politica. È in questo vuoto culturale e politico che si colloca l’incontro organizzato oggi da Fondazione SUDD su “Vecchie e nuove povertà”. La riflessione che si è soffermata anche sui dati più recenti della Caritas.
Con Carlo Falcone, Enrica Amaturo, Samuele Ciambriello e Dina Serino, si è discusso di un’Italia in cui la povertà non è più emergenza ma condizione strutturale.
I dati Caritas parlano chiaro: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, e quasi il 40 % della popolazione del Mezzogiorno a rischio esclusione sociale. Nel Sud, una famiglia su dieci non riesce a garantirsi un pasto adeguato o cure sanitarie essenziali.
È un divario che si allarga mentre la politica sembra dimenticare gli ultimi, proprio dove la povertà è più radicata. Il Mezzogiorno continua a pagare il prezzo più alto della precarietà, della disoccupazione giovanile e dei servizi pubblici carenti.
Garantire un reddito minimo, un lavoro dignitoso e pari accesso ai diritti fondamentali non è assistenzialismo: è la condizione minima di una democrazia giusta. Come ha ricordato Bassolino, la sfida del Sud resta quella di non rassegnarsi all’ineguaglianza, ma di rivendicare, per ogni cittadino, il diritto a vivere sopra la soglia della dignità.