La piccola Filli,una fiaba di Tina Polisciano, Momenti Editore

C’è una bambina che non vuole andare a scuola. Non per capriccio, non per noia, ma per un’inquietudine sottile che le si agita dentro come un uccellino spaventato. È questa la voce che apre la fiaba di Tina Polisciano, La piccola Filli, Mago Lidio e Maghella Sabella (Momenti Editore), e che ci conduce, passo dopo passo, nel cuore tremante dell’infanzia. Filli è una creatura attesa, desiderata, sognata. Viene al mondo per colmare un’assenza, e porta con sé la bellezza dei tramonti e il mistero del mare. Cresce tra le braccia premurose di una madre che la osserva, la interpreta, la protegge. Ma Filli, come tutti i bambini, non è solo luce: è anche paura, disagio, rifiuto. Il suo corpo parla, si ammala, si chiude. E i grandi, disorientati, cercano risposte nel mondo adulto, nella medicina, nell’educazione. Ma nulla sembra bastare.

Il dolore e il viaggio

Così, come in tutte le fiabe che nascono da un dolore profondo, arriva il momento del viaggio. Il bello è che la madre di Filli, donna forte e disperata, attraversa un sentiero impervio che ha il sapore della prova iniziatica. Non cerca un farmaco, cerca un senso. Ed è lì, in un castello buio e polveroso, che incontra il vecchio Mago Lidio, ruvido e scorbutico come la memoria, e poi la giovane Maghella Sabella, figura luminosa e fuori dagli schemi, che con la sua eccentricità femminile ridà respiro al racconto.

La madre sbaglia, cade e si rialza

Il testo di Tina Polisciano ha la leggerezza delle parole dette con amore e la forza di chi non ha paura di guardare nei luoghi difficili dell’anima infantile. I personaggi non sono sagome: sono simboli, archetipi, eppure profondamente umani. La madre, in particolare, è narrata con uno sguardo raro: non come figura idealizzata, ma come donna che sbaglia, piange, si ostina, cade e poi si rialza.

Un corpo che si chiude

La fiaba è immersa nei paesaggi del Sud, con le sue spiagge assolate, i vicoli di Maratea, i nomi antichi, i sapori salmastri. Ma soprattutto è immersa nel corpo: il corpo di Filli che si chiude, quello della madre che si sforza di capire, quello di Sabella che si muove libera, tra piume e oche, portando messaggi antichi con parole nuove.

Un dialogo con le grandi narrazioni del Novecento

A colpire, infine, è la scelta dell’autrice di concludere la fiaba con due pagine dedicate a metafore e simboli: come a voler prendere per mano il lettore e dirgli che ogni fiaba, se guardata bene, è un’altra cosa. È un modo per parlare di noi, del nostro tempo, delle nostre inquietudini. In queste ultime pagine, il racconto dialoga con le grandi narrazioni pedagogiche del Novecento, quelle che usano l’invenzione per parlare del reale.

La fatica di crescere

In un tempo in cui spesso si riduce l’infanzia a una performance, questa fiaba ci ricorda che crescere è un percorso delicato, che va accompagnato con rispetto, ascolto e poesia.E che ogni bambino, anche quello che non vuole andare a scuola, ha dentro di sé una fiaba che aspetta solo di essere ascoltata.

La locandina dell’evento

C’è qualcosa di Alice, di Kay e di Pippi in Filli

Come Alice nel Paese delle Meraviglie, Filli rifiuta il mondo che le viene imposto e attraversa un altrove fantastico, dove ogni incontro ha un significato nascosto. Come Kay nella Regina delle Nevi, si chiude al mondo, si ammala nel corpo, e sarà l’amore – quello ostinato e profondo di sua madre – a cercare una via per salvarla. E come Pippi Calzelunghe, rifiuta le regole, la scuola, i percorsi già scritti, e ci ricorda che anche il silenzio, a volte, è una forma di ribellione. Filli è figlia del nostro tempo, ma parla con la voce antica delle fiabe che curano. Quelle che restano.

Biografia dell’autrice

Tina Polisciano, originaria di Campagna, vive da oltre sessant’anni a Maratea.Laureata in Pedagogia all’Università di Salerno, ha insegnato in diversi istituti del Lagonegrese, affiancando all’attività scolastica un costante impegno culturale. Per oltre quarant’anni ha operato all’interno del Centro Culturale “José Mario Cernicchiaro”, che ha presieduto per quindici anni, promuovendo eventi, mostre, spettacoli e premi. Come direttrice della Biblioteca del Centro ha fondato la “Biblioteca per Ragazzi”, dedicata alla promozione della lettura tra i più giovani, e ha contribuito alla nascita della Pinacoteca “Angelo Brando” nel Palazzo De Lieto di Maratea.Studiosa delle tradizioni popolari, del dialetto e della storia locale, ha pubblicato numerosi volumi dedicati a Maratea, tra cui Maratea. Quando il pane aveva il sapore del mare e Maratea. Detti, proverbi e modi di dire. Ha ricevuto premi e riconoscimenti per il suo impegno culturale (Radiocitalia, Donna dell’Anno, Donata Doni, Unpli). Di prossima uscita il suo Dizionario dialettale di Maratea.

Mercoledì la presentazione a Campagna

La presentazione del libro si terrà mercoledì 27 agosto alle ore 19:30 nella Chiesa Madonna del Carmine di Campagna. Interverranno, il sindaco Biagio Luongo, l’assessore alla cultura Barbara Granito, il presidente della Pro Loco Gerardo Antoniello, il prof. Maurizio Ulino, il dott. Marcello Naimoli, e il dott. Diego Magliano. Conclude l’autrice, Tina Polisciano. Letture a cura del Teatro dei Dioscuri. Vi aspettiamo.

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di Ornella Trotta

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