Si è svolto giovedì 18 dicembre a Montecorvino Rovella, nel Complesso monumentale dell’Ex Conservatorio S. Sofia, un appuntamento che ha lasciato il segno nell’ambito della rassegna “Incontri al S. Sofia”: la presentazione del volume “Ho raccontato di me al mare” di Don Antonio Ragone.

Ad aprire la serata i saluti istituzionali del sindaco Martino D’Onofrio, seguiti dall’introduzione dell’assessore alla Cultura Stefania Quaranta, che ha richiamato il valore di momenti pubblici capaci di tenere insieme bellezza dei luoghi e necessità di contenuti, memoria e futuro, comunità e ascolto.

A moderare l’incontro è stata la giornalista Ornella Trotta, direttore responsabile di questa testata, che ha accompagnato il pubblico nelle pagine più profonde del libro: non una semplice presentazione, ma un dialogo vero, fatto di parole che non girano intorno al dolore e non lo trasformano in retorica. Perché il tratto più evidente dell’opera, e dell’intervento dell’autore, è proprio questo: il coraggio e la sincerità di affrontare temi difficili senza filtri, senza compiacimenti, senza cercare scorciatoie emotive.

La scelta di don Antonio

In un tempo in cui spesso si racconta per apparire, Don Antonio Ragone sceglie invece di raccontare per mettere a nudo l’essenziale: fragilità, ferite, passaggi complessi dell’esistenza. Lo fa con una scrittura e un tono che non cercano il colpo di scena, ma la verità; una verità che non pretende di essere “bella”, ma necessaria. E proprio per questo arriva: perché non è costruita, è attraversata.

Durante la conversazione, l’autore ha restituito la natura più autentica del suo lavoro: un libro che non offre soluzioni facili, ma apre spazi di riflessione e di riconoscimento. Parlare di ciò che fa male, con misura, con rispetto e con sincerità, diventa un gesto di responsabilità verso chi legge e verso la comunità: un modo per dire che la vita non è fatta solo di vittorie, e che anche le crepe possono diventare strada.

La serata, partecipata e intensa, si è chiusa tra domande, silenzi e pensieri condivisi. E con una sensazione netta: al S. Sofia, la cultura non è stata “intrattenimento”, ma incontro vero. Di quelli che non si dimenticano.

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di Liberato Luongo

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