Il maestro Mangone

Nel chiostro dell’ex Convento quattrocentesco degli Eremitani di Sant’Agostino, oggi sede del Museo Archeologico Nazionale di Volcei “Marcello Gigante” a Buccino, Fernando Mangone ha dipinto in estemporanea un frammento di mito che non chiede soltanto memoria: chiede posizione.  

Il particolare evento si è svolto immediatamente dopo l’inaugurazione ufficiale della mostra del maestro Mangone, un percorso suggestivo tra arte contemporanea e patrimonio archeologico, dove i reperti e i simboli dell’antica Volcei dialogano con colori, le forme e le interpretazioni moderne. L’inaugurazione è stata accompagnata da un sottofondo musicale d’arpa

Il frammento di Assteas

Mangone parte dal frammento di un’opera attribuita ad Assteas, ceramografo pestano del IV secolo a.C. e mette in scena ciò che molti definiscono una “inversione”: una rivisitazione postuma e teatrale del destino di Cassandra.

La riscrittura, tanto secoli dopo Troia della scena più insopportabile. 

Quando Troia cade, Cassandra diventa il simbolo di una verità non protetta

Cassandra, nel mito, è la profetessa condannata a dire il vero senza essere creduta. E quando Troia crolla, la sua storia precipita: cerca riparo presso Atena (statua o tempio), ma proprio lì subisce la violenza. È la parte del racconto in cui, di solito, Cassandra viene ridotta a “vittima inevitabile”, a un destino che sembra scritto per diventare soltanto dolore. 

La “vendetta” di Assteas: adesso trema Aiace

Ed ecco il colpo di teatro: Assteas racconta “un’altra storia”. Nel suo frammento non c’è la Cassandra trascinata, ma una Cassandra che agguanta l’aggressore; non c’è l’eroe greco glorioso, ma un Aiace terrorizzato e “poco eroico”.

E c’è soprattutto Atena che, nella tradizione su questo pezzo, strizza l’occhio: non per scherzo, ma come segnale di complicità verso chi, per una volta, non sta più al suo posto di vittima. 

Quel gesto minuscolo, l’occhiolino, è il vero ribaltamento: sposta la vergogna, sposta il giudizio, sposta il potere. E lo fa con un linguaggio chiarissimo: se per secoli avete guardato Cassandra da fuori, adesso Cassandra vi guarda indietro.

La seconda “rilettura”: Mangone e l’arte che rimette le cose al contrario

Ieri a Buccino Fernando Mangone ha compiuto il secondo passaggio: ha preso quel rovesciamento antico e l’ha reso contemporaneo.

Non un’illustrazione, ma una scelta: riportare in superficie la Cassandra che non è solo dolore, ma anche coscienza, reazione, presenza.

E allora sì: possiamo dire che “Cassandra fa l’occhiolino”. Forse non lo fa letteralmente lei: lo fa Atena nel frammento, e Cassandra lo eredita. Ma il senso è questo: la scena non cambia la tragedia di Cassandra, la illumina da un’altra parte. La vendetta, qui, non è sangue: è narrazione. È l’arte che, tardi ma con precisione, sposta finalmente le parti.

Mangone riabilita Cassandra

Nel chiostro del Museo Archeologico Nazionale di Volcei “Marcello Gigante”, Mangone si è messo al lavoro come chi entra in una stanza interiore e chiude la porta. Non era posa, non era spettacolo: era una specie di necessità, una concentrazione che somiglia alla trance creativa, quando la mano va più veloce del pensiero e il pensiero, invece di comandare, ascolta. Attorno, la gente guardava in silenzio: occhi spalancati, meravigliati, quasi estasiati, con quella gratitudine rara che nasce quando capisci di assistere a qualcosa che non si ripete uguale. E intanto, sulla tela, prendeva forma il frammento di Asteas: non una copia fredda, ma una riproposizione viva, come se quel pezzo antico fosse stato chiamato fuori dal tempo e riportato qui, tra pietra e aria, davanti a noi. Il passato non era un oggetto da museo: diventava gesto, respiro, colore che si deposita. E in quel momento si sentiva chiaramente una cosa: l’arte, quando è vera, non chiede permesso. Accade.

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di Ornella Trotta

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