CAGGIANO. C’è chi dice che l’arte contemporanea sia un enigma, e chi, come Piero Mottola, preferisce dimostrare che l’arte è, prima di tutto, un’onda d’urto emozionale. Artista, musicista sperimentale e “scienziato delle frequenze”, Mottola ha recentemente trasformato i borghi del Cilento e le accademie europee in un unico, immenso laboratorio sonoro.
Geneva Voices 2: l’architettura invisibile della voce
Recentemente, sotto l’egida della Fondazione Morra – istituzione che non ha bisogno di presentazioni per chi mastica avanguardia – gli Archivi Living Theatre di Caggiano (nella storica cornice di Palazzo Bonito Oliva) hanno ospitato la performance-installazione Geneva Voices 2 (version B), opera sonora pensata nel 2024 per il Museo della Croce Rossa Internazionale di Ginevra e di recente acquisita nella collezione permanente.


Non chiamatelo concerto. Mottola ha presentato un ambiente acustico immersivo governato dall’autocorrelatore acustico: un sistema generativo che crea “passeggiate emozionali”. L’opera si basa su una complessa mappatura di emozioni (dalla Paura alla Gioia, dallo Stupore alla Calma) espresse da centinaia di voci multiculturali, frutto di una ricerca che dal 2015 tocca le università di mezzo mondo, da Shanghai a Buenos Aires, fino alla recente mostra umanitaria Tuning In – Acoustique de l’émotion al Museo della Croce Rossa Internazionale di Ginevra.

L’eredità del Living Theatre
L’inserimento di Mottola nel contesto di Caggiano non è stato casuale. La Fondazione Morra ha scelto di far dialogare le “voci” di Piero con gli Archivi del Living Theatre, la compagnia che ha abbattuto la quarta parete e messo il corpo e la voce al centro della rivoluzione dell’arte. C’è un filo rosso invisibile che lega l’urto performativo di Julian Beck e Judith Malina alla ricerca di Mottola: entrambi cercano una “verità” che non passa per il testo scritto, ma per la vibrazione viscerale e interattiva dell’essere umano.

Chi è Piero Mottola: Dalla Teoria Eventualista al LER
Docente di Sound Design all’Accademia di Belle Arti di Roma, la formazione di Mottola affonda le radici nella Teoria Eventualista presso il Centro Studi Jartrakor di Roma. Qui già nel 1988 indagava la soggettività del fruitore attraverso esperimenti interattivi sui concetti del Bello e del Brutto.
Fondatore e direttore del LER (Laboratorio di Estetica del Rumore) dal 1996, Mottola ha passato decenni a misurare il potenziale evocativo dei suoni reali, pubblicando i suoi risultati nel fondamentale volume “Passeggiate emozionali, dal rumore alla Musica Relazionale”. Il suo curriculum è una costellazione di eccellenza internazionale: dalla Biennale di Venezia al MACRO, dalla FIAC di Parigi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, alla Biennale dell’Avana e alla Bienalsur a Buenos Aires.

Il “tocco” di Caggiano e la consacrazione al Bauhaus
Sia chiaro: Piero Mottola di fortuna non ne ha certo bisogno, vista la sua carriera stellare. Eppure, sembra proprio che l’aria di Caggiano e l’energia sacra del Living Theatre abbiano agito da catalizzatore “beneaugurante”.
Subito dopo il suo passaggio nel borgo, infatti, Mottola è approdato al Bauhaus di Dessau, il tempio sacro del modernismo, per l’evento del secolo: “To the Core. Bauhaus Dessau 100″ (settembre 2025). In occasione del centenario, la Fondazione Bauhaus gli ha commissionato un’opera corale inedita, Voices of Bauhaus, eseguita in prima assoluta sul palcoscenico storico del teatro alla presenza delle massime autorità europee.

L’opera è un colosso sonoro: una passeggiata a 16 parametri estetico-emozionali che ha coinvolto i dipendenti delle tre sedi del Bauhaus (Dessau, Weimar, Berlino). Come diceva Schönberg, citato dallo stesso Mottola:
“Ricominciare tutto da capo, come se tutto ciò che ci ha preceduto fosse sbagliato”.

Se il Bauhaus è la “testa” della progettazione moderna, Caggiano e la Fondazione Morra ne sono stati il cuore pulsante e performativo. Che sia merito del genius loci o della resilienza dei Templari di Caggiano, poco importa: Piero ha saputo trasformare il rumore del mondo in una sinfonia d’eccellenza. Forse l’artista non è scaramantico, ma è un dato di fatto: dopo gli Alburni e l’energia dei monaci guerrieri del borgo, le “voci” di Mottola hanno trovato l’eco più prestigiosa del pianeta.
