La revoca dell’autorizzazione Campagna. Oggi un libro ha fatto più rumore di quanto probabilmente avrebbe mai fatto da solo. Questa mattina il sindaco ha revocato l’autorizzazione all’uso della Sala comunale “Gelsomino D’Ambrosio” per la presentazione di Mussolini e il fascismo. L’altra storia di Caio Mussolini, inizialmente concessa. La motivazione parla di ordine pubblico, di segnalazioni, di preoccupazioni. Non di contenuti, non di violazioni di legge. Nel giro di poche ore il caso è esploso. E questa sera l’incontro si è tenuto comunque, all’Hotel Capital di Quadrivio di Campagna, in uno spazio privato.

L’enorme fatica di leggere

Ora, permettetemi una nota da cittadina. A Campagna alle presentazioni di libri facciamo una fatica enorme a portare le persone. È sempre complicato, spesso scoraggiante, deprimente. Lo so bene, lo so per averlo sperimentato sulla mia pelle di editore e di giornalista. E lo sa chi organizza eventi culturali da anni, lo sanno gli autori, lo sanno le associazioni. Il problema non è contenere il pubblico, ma convincerlo ad arrivare. Per questo viene quasi da sorridere, amaramente, pensando che senza la revoca della sala questo libro sarebbe passato come tanti altri con una decina di persone, un confronto civile e due foto.

La presentazione

A dispetto degli annunci allarmati e delle preoccupazioni, la serata si è svolta in un clima di confronto disteso e civile. Ha introdotto Vito Cerro, ha coordinato Biodona Marzullo. Nessuna rissa verbale, nessuna apologia, nessun nostalgismo fuori tempo massimo. Una discussione vera, che ha toccato temi di forte attualità e ha riportato al centro la necessità di fare pace con la storia, tutta la storia, compresa quella che ancora ci mette a disagio. Non sono mancati momenti di particolare intensità emotiva. L’autore, Caio Mussolini, pronipote di Benito Mussolini, ha parlato senza retorica del peso di un cognome che non è solo eredità, ma spesso fardello. Ha raccontato difficoltà personali, contraddizioni e anche il lavoro serio e rigoroso di ricerca storica che sostiene il volume, dimostrando un impegno che poco ha a che fare con le semplificazioni ideologiche e molto con il bisogno di capire. La serata non ha celebrato, non ha assolto, non ha rimosso. Ha discusso. E forse è proprio questo il punto: in un Paese dove si fatica persino a parlare del passato senza urlare, il confronto pacato continua a fare più paura delle idee che si fingono di voler combattere. Il punto, però, resta più profondo e va oltre questa storia. L’Italia, e Campagna non fa eccezione, non ha ancora fatto pace con la sua storia. Così accade che una presentazione diventi un caso e che una scelta amministrativa finisca per amplificare proprio ciò che si voleva contenere.

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di Ornella Trotta

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