L’addio a Elisabetta Voza, il medico dei deboli

Eboli – Una notizia che ha sconvolto la città di Eboli e non solo e che non avremmo ami voluto apprendere, ci ha lasciato la dottoressa Elisabetta Voza. La sua scomparsa é  una ferita collettiva. 

Oggi Eboli si ritrova più fragile. Ma anche, forse, più consapevole di quanto contino le persone vere.  Intorno a lei una famiglia che ora attraversa il dolore più difficile: il compagno Carmelo, le figlie Francesca e Alessia, il loro padre Giuseppe, i genitori, i fratelli, i nipoti. A loro si stringe una comunità intera, in un abbraccio che prova a dare senso a ciò che senso non ha.

Domani, nel Santuario dei SS. Cosma e Damiano, alle ore 15:00, non ci sarà solo un addio. 

“Non fiori ma opere di bene”.

È una frase che spesso leggiamo senza soffermarci. Stavolta no. Stavolta pesa. Stavolta parla. È un invito concreto a trasformare il dolore in qualcosa che resta, che continua, che costruisce.

Forse è proprio da qui che bisogna ripartire. Dal valore delle persone. Dal tempo dedicato agli altri. Dalla cura, quella vera, che non è solo una professione ma un modo di vivere. Aveva solo 58 anni la dottoressa Voza. In tanti sui social, e non solo, testimoniano il dolore per la prematura scomparsa.

Franco Tavella scrive : “Ci mancherà la tua dolcezza, il tuo impegno, la tua sensibilità. In me il ricordo di una campagna elettorale vissuta insieme nella quale ho imparato a conoscerti e volerti bene. Buon viaggio Compagna Dottoressa. Che la terra ti si sia lieve”. E poi Donato Santimone:”Resterai nella memoria Elisabetta.
Elisabetta Voza era medica, donna e compagna.
Una di quelle donne che ti dici : meno male che ci sono.
Medico di base all ‘ antica. Quelli che ti cazzeiano se non ascolti i consigli e se non segui le terapie. Medico di parte. Si’ medico dalla parte dei più deboli. Rimarranno nella memoria di molti quando partivi dallo studio e piombavi negli uffici della burocrazia sanitaria per tutelare i diritti di chi non ha voce oppure non sa esprimersi bene. Lo facevi da popolana, mettendo da parte il tuo ruolo. Dona’ se non urli qualche volta i burocrati mica se ne fregano. Noi che stiamo in trincea con migliaia di pazienti che chiedono aiuto e un po’ di diritto alla salute lo ascoltiamo ogni giorno. Lo facevi da donna,non da medica.
Eri compagna nelle parole e nei gesti.
Ti abbiamo candidata alle regionali convinti che sarebbe stato un successo.
Così è stato.
Capimmo in quelle settimane che sapevi già di non stare bene ma da guerriera quale eri non ti tirasti indietro. Dio te ne renda merito.
Mia madre mi ha sempre detto: lascia il profumo dove passi.
Elisabetta hai lasciato un gran profumo”.

L’addio a Elisabetta Voza, il medico dei deboli

 

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di Ornella Trotta

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