Caggiano. Giovedì 7 Agosto , il Castello Normanno del Guiscardo di Caggiano è stato teatro dell’ iniziativa “Leggiamo, scriviamo e impariamo il dialetto (la nostra lingua)”. L’ evento, tenuto in concomitanza con il “Percorso Culinario” organizzato dalla Pro Loco Caggiano, ha avuto come fulcro l’ analisi del dialetto come fenomeno linguistico-antropologico e la necessità di riscoprirlo e “custodirlo”.
Il dialetto è Cultura…
L’ incontro ha visto la partecipazione di Mimmo Pucciarelli (membro della associazione Tempi Nuovi) in qualità di cicerone, Corrado Lampe della biblioteca comunale “Nicola Lamattina” come moderatore e del Sindaco Giovanni Caggiano. Relatori e protagonisti dell’ evento sono stati Vincenzo Andriuolo, Salvatore Gallo, Sabrina Perrotta e Pina Cupo.

Dialettologo e autore di “Frisèddi di carajesima, la poesia satirica in vernacolo teggianese” e “Il dialetto romanzo di Teggiano, fonetica, morfologia, sintassi e vocabolario di base”, Vincenzo Andriuolo ha parlato dell’ importanza dei volgari, uno dei quali divenuto nostro idioma nazionale (si parla ovviamente del fiorentino, ndr), nonchè dei caratteri generali dei dialetti d’ area, apartire dai diversi sistemi di vocalismo tonico. Ma anche di come, ancora oggi, i dialetti rappresentino un serbatoio inesauribile di espressioni e lemmi che, col tempo, entrano a far parte dell’ italiano standard. Il dottor. Andriuolo conclude il suo intervento ricordando che il 18 Ottobre si terrà a Teggiano l’ evento “Documentare e Custodire il Dialetto”. Organizzata dalla associazione “More Dianense”, questa giornata di lingua e cultura “rianesa” avrà come ospiti e relatori docenti di tre diverse università italiane.
Sentimento primo…
Salvatore Gallo, preside dell’ istituto statale comprensivo di Teggiano e membro fondatore assieme al dottor. Andriuolo di “More Dianense”, apre il suo intervento con “La festa re la mamma”, componimento tratto dal suo libro di poesie in vernacolo “Na spèra ri sòlu”. La poesia dedicata alla madre, come si può facilmente intuire, fornisce lo spunto per parlare di quel sentimento primordiale, ancestrale, o più semplicemente materno, che solo il dialetto riesce ad esprimere. La musicalità, il ritmo della poesia dialettale sono espressione del suo verismo. Un verismo che permette anche a coloro che non l’ hanno mai vissuta, di rivivere la semplicità della vita contadina, i suoni delle contrade, i profumi della campagna, attraverso il suono e la melodia. In una parola: esperire. Questo è il vero patrimonio della poesia dialettale e la prova che le radici non si possono estirpare.
… Condivisione

Pina Cupo racconta di come, assieme a Sabrina Perrotta coautrice di “Palomonte Citt’!… Parl’ammì!” e “Palomonte Citt’… Ausulèija mo!”, ha deciso di intraprendere questo suo viaggio alla riscoperta del dialetto di Palomonte. Durante il periodo del lockdown, causa emergenza Covid, le due scrittrici hanno avuto modo di recuperare, attraverso racconti e aneddoti di amici connazionali o emigrati all’ estero, molte espressioni, filastrocche, modi di dire, addirittura suoni che da tempo avevano dimenticato. Questi ricordi sopiti e riemersi attraverso la condivisione via social, hanno riacceso il desiderio di Pina Cupo e della sua collega di ricercare, ricostruire e poi imprimere su carta questo patrimonio. Patrimonio che, come ricorda la Cupo, fino ad oggi è stato trasmesso solo per fonti orali: nonni, bisnonni e altri conoscenti in là con gli anni. Un patrimonio che sta scomparendo.
Un progetto nato dalla condivisione e che ha come obbiettivo la condivisione stessa. Con amici, conoscenti, compaesani, parenti emigrati all’ estero e sopra tutto con le nuove generazioni. Per adempiere a questo scopo, spiega Sabrina Perrotta, si è scelto di intraprendere una strada diversa da quella dei tradizionali studi sulla linguistica, ovvero l’ utilizzo di un sistema ortografico più intuitivo e immediato per il lettore medio. La scelta che ha portato a questo tipo di trascrizione , spiega Sabrina Perrotta, rappresenta la volontà di non relegare il loro lavoro all’ uso esclusivo del linguista più esperto, ma di rendere i libri accessibili anche al lettore che si avvicina per la prima volta ad un lavoro di questa portata.
