Eboli-Baldassarre Chiaviello aveva attraversato la scuola con la discrezione delle persone autorevoli. Dirigente scolastico in quiescenza, uomo di cultura profondamente legato al territorio, considerava l’educazione non soltanto un compito istituzionale ma una responsabilità civile. Nei giorni della sua scomparsa, avvenuta lo scorso gennaio, il suo nome era tornato al centro del dibattito culturale locale proprio per quella capacità, rara, di lasciare un segno umano prima ancora che professionale.

Il Liceo Scientifico “A. Gallotta” di Eboli, la scuola che aveva diretto con passione e rigore lo ha ricordato con la presentazione del volume Radici e rami della lingua. Diano – Cilento – Sele – Lucania, scritto insieme a Italo Cernera e pubblicato da Villani Editore. Un incontro nato attorno a un libro, ma che si è trasformato naturalmente in qualcosa di più: un momento di memoria condivisa, sobrio, partecipato, autentico.

La conferenza si è svolta nella Sala Conferenze dell’istituto alle 17 del 22 maggio. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti della dirigente scolastica Anna Gina Mupo e del sindaco di Eboli Mario Conte. Sono poi intervenuti l’editore Franco Villani e il dirigente scolastico Carmelo Setaro, mentre le riflessioni sul valore antropologico e culturale della lingua sono state affidate al professor Paolo Apolito, docente di antropologia culturale. Particolarmente intenso l’intervento di Italo Cernera, coautore del volume e legato a Chiaviello da un rapporto di profonda amicizia oltre che di collaborazione intellettuale. A moderare l’incontro è stata la giornalista Angela Lamonica.

Radici e rami della lingua attraversa il Vallo di Diano, il Cilento, la Piana del Sele e la Lucania alla ricerca delle tracce linguistiche che raccontano la storia di un popolo. Ma durante la presentazione il libro ha assunto inevitabilmente anche un altro significato: quello di un’eredità lasciata da Chiaviello alla sua comunità scolastica e culturale.
Nel corso della cerimonia è stata inoltre affissa una targa commemorativa accanto alla Radio Gallotta, uno degli spazi più vivi dell’istituto. Poche righe essenziali per ricordare “un uomo di scuola e di cultura” che aveva fatto “dell’educazione una missione, del sapere un bene condiviso, della comunità scolastica una casa di valori”.

Ed è forse proprio questa l’immagine rimasta più impressa al termine della giornata: la scuola come comunità. Non semplice luogo di istruzione, ma spazio umano capace di custodire memoria, relazioni e valori condivisi.

Nelle parole di chi è intervenuto, negli sguardi di ex colleghi e studenti, si è percepita chiaramente la volontà di non lasciare che il ricordo di Baldassarre Chiaviello si trasformasse in una commemorazione formale.

Perché alcune persone continuano a restare nei luoghi che hanno contribuito a costruire. Nei libri che lasciano, nelle idee che hanno seminato, nelle generazioni che hanno formato. E quella targa, affissa accanto alla Radio Gallotta, sembra voler ricordare proprio questo: che certe lezioni continuano a parlare anche dopo il silenzio.