Può un algoritmo avere un’anima poetica? Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, capace di manipolare parole e concetti in pochi secondi, la domanda è diventata centrale nel dibattito sulla creatività. Eppure, molti anni prima di ChatGPT, c’era già chi affidava stringhe di testo a un calcolatore elettronico per sconvolgere le regole della letteratura. Un nome? Nanni Balestrini.

Nasce da qui l’incontro, tenutosi il 9 giugno a Palazzo Bonito Oliva Morone, incentrato sul documentario Nanni Balestrini: Poetry Boy di Nina di Majo. Più che un omaggio postumo a uno dei principali esponenti del Gruppo 63, il film è un viaggio che vive della voce stessa del poeta, recuperata attraverso preziosi materiali d’archivio.
L’evento, nato dalla sinergia tra la Fondazione Morra e il Comune di Caggiano, si inserisce in un progetto europeo volto a trasformare il borgo salernitano in un avamposto di pensiero critico contemporaneo.
L’arte come spazio di libertà
Dopo la proiezione, la serata è entrata nel vivo con un dibattito sul ruolo dell’arte come strumento di libertà contro ogni forma di censura, introdotto dalla giornalista Marianna Addesso.

L’incontro ha visto protagonisti, oltre a Nina di Majo, il noto regista teatrale e cinematografico Mario Martone e l’attore Andrea Renzi, co-fondatore (insieme a Martone) del gruppo Falso Movimento e colonna portante di Teatri Uniti a Napoli.
Nina di Majo: «Nessun freno all’immaginazione»
«Nessun freno all’immaginazione» è la frase del film che ha fatto da fil rouge alla serata e che Nina di Majo ha spiegato attraverso la sua esperienza di artista digitale:
«A volte nel cinema ho dovuto fare i conti con il business dell’intrattenimento fine a se stesso. Ciò che trovo molto emozionante nell’arte contemporanea, invece, è la ricerca dell’utopia, della libertà, della purezza degli ideali. Questa arte avvicina tutti, ricchi e poveri, la gente dei borghi e quella delle grandi città, come un linguaggio emotivo assolutamente democratico, per cui non conta quanto sei ricco ma quello che hai dentro».
Non a caso, alcune delle sue opere di visual art rimarranno esposte proprio nelle sale dello storico edificio per tutta l’estate.
La provocazione di Mario Martone: Balestrini era già AI?
Un luogo, Palazzo Bonito Oliva, che Mario Martone ha definito senza esitazione un «tempio dell’arte», sostenendo la necessità di proteggere la tensione utopica della creatività.
Il regista napoletano, legato a Nina di Majo da uno storico sodalizio artistico nato negli anni Novanta sui set di L’amore molesto e Teatro di guerra, si è concentrato sul senso profondo delle prime sperimentazioni tecnologiche di Balestrini:
«Se si pensa al lavoro che ha svolto con i calcolatori elettronici, oggi dovremmo chiederci: Nanni Balestrini è l’Intelligenza Artificiale?»
Secondo Mario Martone, inserire nel calcolatore le proprie parole e lasciare che la macchina creasse liberamente è stata un’intuizione eccezionale, una sorta di premonizione. Erano gli anni Sessanta-Settanta e Nanni Balestrini guardava al futuro come a uno slancio. «Il nostro – invece – è un tempo in cui l’espressione si è fatta pesante» ha concluso Martone.
Andrea Renzi dà voce alla poesia

A dare corpo e voce alla sperimentazione di Balestrini è stato Andrea Renzi. L’attore ha curato una serie di letture dall’archivio dello scrittore, custodito dalla Fondazione Morra, incantando il pubblico con l’interpretazione di alcune poesie tratte da Le avventure della signorina Richmond.
Una performance che ha dimostrato come solo la sensibilità umana possa restituire autenticità alla parola scritta. L’AI è solo un mezzo.