Cammina a passo svelto attraverso Piazza Melchiorre Guerriero, stringe mani, abbraccia simpatizzanti, sorride. Adele Amoruso ha l’aria di chi sa già dove sta andando. E in fondo lo sapeva davvero: “Sì, dal primo momento. Ho sempre creduto che sarebbe stato possibile”.
E possibile lo è stato. Con 297 preferenze sulla candidatura di Livio Moscato, Adele Amoruso diventa la prima donna sindaca della storia di Campagna, l’antica capitale dei feudi dei Grimaldi. Una vittoria che vale doppio: è un risultato elettorale, certo, ma è anche qualcosa di più. È un segnale. E’ avvocato, ha 42 anni. Giovane e determinata.
Un cambio di passo atteso da troppo tempo
Campagna aveva bisogno di voltare pagina. Non solo politicamente, ma culturalmente. Per troppi anni la scena pubblica locale è stata dominata dalle solite facce, sempre maschili, ostinatamente maschili, spesso chiassose. Una classe dirigente che sembrava immobile, arroccata su se stessa, impermeabile al cambiamento che invece la città reclamava sottovoce e che ora ha, finalmente, trovato voce nelle urne.
L’elezione di Adele Amoruso non è un caso isolato. Anche la composizione del nuovo consiglio comunale registra una presenza femminile significativa, specchio di una comunità che ha deciso di scommettere su volti nuovi, su un’idea diversa di fare politica. Meno urla, più concretezza. Meno autoreferenzialità, più apertura.
“Finalmente”
In molti, oggi a Campagna, usano questa parola. Finalmente. La pronunciano con sollievo, con soddisfazione, a volte con quella meraviglia di chi non era del tutto sicuro che il cambiamento potesse davvero arrivare. E invece è arrivato, con un margine netto, con una legittimità che non lascia spazio a dubbi.
Adele Amoruso eredita una città con le sue sfide, le sue contraddizioni, le sue aspettative. Ma eredita anche un mandato chiaro: rinnovare, rappresentare, aprire. La storia, qui, comincia adesso.